Io, il lavoro e i mestieri

Avrei voluto far incontrare il Filosofo con i Mestieri, ma temevo che avrei generato soltanto ulteriori equivoci. È bene dunque che esponga adesso il mio pensiero riguardo al lavoro e alle possibili professioni. Eccovi il post meno continentale che analitico.

No full-time!
Non è mistero che il lavoro comunemente inteso non mi sia simpatico. Tuttavia, per puro istinto di sopravvivenza, so che presto non potrò farne a meno (per poter mangiare e quindi studiare). Ora, io credo che un’attività che si protrae per le sindacali e insindacabili 8 (otto) ore al giorno è logorante e sfiancante, e lascia ben poco spazio e tempo ad altre più grate attività (ovvero il libero studio di cui cianciava il mio Filosofo). Detto questo, conoscendo questo mio personale limite, è difficile ch’io possa invischiarmi in un’attività lavorativa “a tempo pieno”: ne andrebbe della mia sanità mentale, e un dì pure delle mie eventuali creazioni di spirito. Credo mi andrebbe bene anche mezzo stipendio, pur di poter lavorare part-time. Peccato che l’Italia non è di certo all’avanguardia in questo campo.

Nanni Moretti in “Ecce Bombo”
L’insegnante? Bel sogno.
L’ho detto e lo ripeto: tutti i miei drammi nascono dal non poter fare l’insegnante. Tutto è contrario: ogni provvedimento della Gelmini, incrociato coi tagli di Tremonti e il razzismo di Bossi, rema contro l’opportunità che avrei potuto avere di andare a insegnare in qualche liceo del nord: le graduatorie degli abilitati sono chiuse (né, in mancanza di Ssis e concorsi, avrei potuto accedervi), le graduatorie dei supplenti (la “terza fascia”) vengono (venivano…) aperte un anno sì e uno no (e io sono uscito nell’anno no, manco a dirlo), le stesse messe a disposizione sono abbastanza inutili… Insomma, uno strazio. Quella che per me era praticamente l’unica attività che mi avrebbe permesso di coniugare studio e tempo libero mi è del tutto preclusa, al momento – e non credo che nel futuro andrà meglio.

Dottorato? Col cazzo.
Un dottorato probabilmente mi avrebbe permesso, anche meglio dell’insegnamento liceale, di lavorare studiando e studiare lavorando. Peccato che a Catania esso sia in mano alla schiatta morale, gente nei confronti della quale non esiste alcuna reciproca stima né tantomeno l’indispensabile rapporto di lubrificazione anale e podale. Vedere altrove? Perché no. Ma non adesso. Mi sento – e sono – troppo ignorante per propormi senza pudore a una commissione esaminatrice non amica né amichevole. Né è escluso che in altre Facoltà siano assenti i giochetti di potere ai quali assistiamo tristemente impotenti da queste parti. (Tempo fa Dario Antiseri scriveva un articolo su questo noto vizietto italiano – dei dottorati per raccomandazione. Se lo trovo lo linko.)

Personale ATA cercasi.
A luglio ho compilato e spedito la domanda per entrare nelle graduatorie del personale ATA – ovvero segretari, ma anche bidelli. A fine mese dovrebbero uscire le graduatorie. Non è detto che da Alessandria mi chiameranno: la buona volontà tuttavia ce l’abbiamo messa. È il mestiere della mia vita? No. È part-time? Nemmeno – per quanto conti 36 ore settimanali, meno di tanti altri mestieri. È solamente un’opportunità per conoscere nuovi luoghi e inserirmi – ma dalla porta di dietro – nell’ambiente scolastico. (Così magari mi passerà la voglia di insegnare.) Posso solo sperare che mi prendano come bidello collaboratore scolastico e che veramente, come dicono, questa sia una professione da fannulloni: porterei con me un paio di libri al giorno studiandoli impunemente, come accadeva ai tempi in cui ero “addetto alla copisteria di Facoltà”.

Sfrutta le tue capacità!
Quando sento cose del genere mi schermisco sempre, pur non rigettando i complimenti. Sappiate che mi sento inequivocabilmente mediocre. Non credo di avere marce in più rispetto a molti altri. Ok, c’è chi è messo peggio di me: ma costoro sono probabilmente rassegnati alla loro vita di duro e continuo lavoro coatto. Ad ogni modo, quali capacità dovrei sfruttare? Chitarrista? Non tocco la chitarra da troppo tempo, né ero esattamente un virtuoso. (Ma poi, ci si camperebbe?) Scrittore? Lo faccio già qua gratuitamente. E poi cosa avrei dovuto tentare, la carta del correttore di bozze? Naaa. Il giornalista? Non mi ci vedo in giro per paeselli a cogliere becera cronaca locale per pochi spiccioli al giorno. Che dite, dovrei girare qualche casa editrice? Come no: mi staranno aspettando a braccia aperte. Accettasi altre idee – o meglio, proposte concrete.

Comincia dal basso.
Come (quasi) tutti, ovvio. Sempre riguardo alle mie presunte capacità: in questi giorni, forse perché parecchi m’hanno visto con una reflex appiccicata sulla faccia, m’hanno detto che potrei fare il fotografo. Ora, lasciamo stare il fatto che possiedo gli strumenti, ma non le capacità (e quelle poche che possiedo, sono piccola cosa – alla portata di chiunque); che potrei fare in concreto? Propormi come garzone per fotoscioppare gli scatti di qualche fotografo di paese? Non sarebbe male, almeno per cominciare (ma dipende sempre dalla paga e dagli orari). Senonché non credo di possedere l’abilità necessaria per smanettare come si deve con le fotografie; idem coi siti internet. Dovrei quindi quantomeno mettermi di buona lena e imparare seriamente i rudimenti del mestiere – di un qualsiasi mestiere. Il fatto è che sono pigro e orgoglioso – dunque non concluderò mai un cazzo.

Più in basso! Devi essere umile.
E lo sono, almeno a sprazzi. Però va detto che non siamo buoni neanche a fare i camerieri. Avete mai provato a presentarvi a quasi trent’anni in un ristorante e a proporvi come garçon? Vi chiederanno: l’hai mai fatto? E io, a differenza di Antonio Patti, rispondo che no, non l’ho mai fatto. Risultato: spiacente, non c’è posto per te. Probabilmente però al nord ci sono altre strade umili: come attesta Alex, si può trovare posto in scommetteria, in un’assicurazione, in magazzini e cose simili. Purtroppo ciò va contro il mio assunto di non lavorare per più di 5 ore al giorno1. Criticatemi quanto volete; un dì il solito maledetto Appetitus mostrerà di essere più forte di ogni mia schizzinoseria.

Sii imprenditore, avvia una tua attività!
Ho riflettuto spesso che con un governo di tal fatta, e con un berlusconismo insinuato in qualsiasi piega della società, non ci resta altro che adeguarci – per non soccombere. Se andiamo a vedere chi sono coloro che hanno eletto questo governo, noteremo che molti si proclamano “piccoli imprenditori”: evidentemente si tratta di una classe sociale non eccessivamente danneggiata da tale governo – almeno all’apparenza, o nella loro angusta ottica. Ma tralasciamo il discorso politico-sociale e andiamo al sodo: cosa potrei fare? Non ho idee serie, al momento, per una mia attività imprenditoriale. Oltretutto non avrei il capitale, né le adeguate conoscenze. Mio padre mi spingerebbe verso attività di ristorazione, supponendo ch’io sappia cucinare meglio di molti cuochi improvvisati (ovvero tutti quegli addetti alle cucine di tanti pub paesani), il che è forse vero. Ma dovrei aprire un negozio nel paesello? Non se ne parla! A Catania? Peggio ancora. In genere escluderei a priori tutta la Sicilia, terra di buzzurri, estortori e inutili servi. L’isola nell’isola, forse… (ma nemmeno quella, a ben pensarci).

Una scena da “Tutta la vita davanti”
E allora cosa si fa?
Bella domanda. Sim, mio apripista (così come io lo sono per gli amici del Circolo di Catania), non vede altra soluzione che la “prostituzione fisica e/o mentale”. Tenderei anch’io a porla in questi termini. Però Sim ha anche qualche soluzione immaginaria che tiene tutta per sé. Ecco: provate a pensare che ne abbia una anch’io, e non ve la rivelerò – per superstizione o gelosia – fino a cose fatte.


Note:
  1. Stavo per scrivere 4, pur avendone in mente tre… Tuttavia, per essere più o meno realisti, diciamo cinque.
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38 risposte a Io, il lavoro e i mestieri

  1. Nella foga ho dimenticato un paio di opzioni, o meglio una sola: quella della consulenza – declinata nella variabile privata (“consulenza filosofica”) e in quella più pubblica (“consulenza aziendale”). Ma se la prima non dà il pane, la seconda non concede di essere Filosofo… In ogni caso diffido fortemente da entrambe le forme di raggiramento del prossimo.

    A proposito, qualora non ve ne siate accorti, le immagini sono cliccabili e rimandano a due video (tratti rispettivamente da Ecce Bombo e da Tutta la vita davanti) che ho appena caricato su YouTube.

  2. Non riesco a trovare l’articolo di Antiseri (anche se ho trovato questa conversazione tra lui e Franco Coniglione).

    In compenso leggetevi uno stralcio dal recente libro di Floris, Mal di merito.

  3. Triad scrive:

    “(Ma poi, si ci camperebbe?)”.
    Queste sono le inversioni veramente formali!

  4. @Sim Dawdler: vedrò quel video non appena avrò una vera connessione.

    @Triad: vado a reinvertire le particelle. (Ma è scorretto “si ci”?)

  5. Cateno scrive:

    Davide, io mi cullo e non lo do a vedere, eppure stai certo che la penso esattamente come te (e penso perdipiù che 8 ore di lavoro sarebbe già un miracolo: hai presente quanto lavorino ai supermercati?). Se sembro (e forse sono tranquillo) è perché ho la pia illusione che anche in quest’ambito mi salverà una di quelle mie solite botte di culo (ricordo che una volta, al liceo, avevo dimenticato i soldi ed avevo una fame da morire… Appena uscito dall’aula, per la ricreazione, trovai a terra duemila lire. Ecco non so perché ma credo che mi accadrà qualcosa del genere per i prossimi 50 anni). (ovviamente non ci credo.)

  6. Triad scrive:

    Sì, ahinoi. E’ scorretto.
    Ma ovviamente tutto ciò è un mio puro divagare per distogliere l’attenzione dal post – sul quale non intendo pronunciarmi (ho già i brividi – no, per favore non parliamone).

  7. e allora... scrive:

    Buona Fortuna

  8. galfy scrive:

    Allora, io ti propongo, in qualità di socio, un locale in Piemonte di prodotti tipici siciliani (ma non solo): arancini, bolognesi, ‘mpanati, scumuni, granite…All’inizio in piccolo, poi ci espandiamo a livello nazionale e internazionale esportando in tutto il mondo il sapore della Sicilia per diventare così una valida alternativa a mc’donalds (ci vuoi mettere un sano e gustoso arancino, anzi arancina per voi ragusani, con quelle porcherie americane?).
    Comunque, aldilà delle battute l’idea la sto maturando già da un pò, pensaci ;)

  9. @Cateno: ma sai che prima di laurearmi (un bel po’ prima, ad onor del vero) credevo anch’io nella “botta di culo”? Addirittura mi cullavo nelle folli idee di poter essere professore o dottorato quaggiù, pensa! Evidentemente ero poco informato. :-(

    @Triad: anch’io non volli pronunciarmi negli anni scorsi. Adesso non ne posso più fare a meno, e sto cercando in qualche modo di elaborare il lutto.

    @galfy: è l’idea più concreta che abbia sentito (tanto che temo che, avendola sbandierata così, possano rubartela!). Io e Ossidia, come sai, ci siamo. L’unico problema sarebbe il capitale… e la capacità di produrre quei prodotti. Quasi quasi vado a farmi sfruttare per qualche mese in qualche tavola calda, il tempo di apprendere i rudimenti. ;-)

  10. A proposito, ecco un articolo che conferma le più becere visioni di Tutta la vita davanti. (Credo sia quasi superfluo, poi, rinviare al noto Schiavi moderni.)

  11. ferrigno scrive:

    “un locale in Piemonte di prodotti tipici siciliani”

    Quindi avete deciso di fare concorrenza al Padrino?

    Qui al nord sono ovunque (letteralmente onnipresenti) e vi lascio solo immaginare le immonde porcherie che spacciano per specialità siciliane. Tra cui: cannoli riempiti 10 giorni prima, ripieno dei cannoli costituito da 20% da ricotta e 80% da canditi, paste al pistacchio color verde smeraldo fluorescente, pani dall’inquietante lunghezza di 1 metro e mezzo, peraltro perennemente esposti all’inquinamento, arancine imbevute nell’olio rancido e piene di ragù di gatto. Eccetera.

    Se decidete per quest’attività, cercate di far di meglio, eh?.

    Ah, la chicca. La regione siciliana che sponsorizza un’attività che si chiama “Il Padrino”.

  12. @ferrigno: ricordo ancora che uno dei primi post tramite i quali ti conobbi fu questo. :-D

    Sul “far di meglio”, la mia etica alimentare mi impedisce di dare a mangiare ai miei ospiti cose che io non inghiottirei (idem Galfy, giusto?). Spero che la conversione da ospiti a clienti non ci faccia cambiare condotta.

  13. alex scrive:

    tra siciliani, pugliesi e calabresi, siete in forte (rrecuperabile?) ritardo per aprire qualcosa.

    ma mi chiedo: come mai voler insegnare qui al nord? le scuole del sud non assumono? (fosse anche solo per cominciare)

  14. galfy scrive:

    Beh anch’io sto al nord, e so quanti luridi terroni ci stanno quassù e anche le porcherie che spesso propinano (certo sempre meglio dei dilaganti kebabari).
    Il mio è un progetto un pò diverso e articolato, che proprio perchè tale, so già che difficilmente verrà realizzato :( (ma forse mai dire mai…)

  15. @alex:

    le scuole del sud non assumono?

    Ahahah. Ha.

    Mettiamola così: a te lì ti hanno assunto? Con difficoltà per una supplenza. Bene: qua sarebbe un sogno.

    Qua le graduatorie sono intasate al punto che, nelle province di Catania e Palermo, prevedono che dovranno passare una quarantina d’anni (all’attuale ritmo di assunzione) per esaurire le graduatorie a esaurimento. Quelle di terza fascia, poi, non ne parliamo: nessuno è mai stato chiamato.

    Rimane una sola carta: la conoscenza presso qualche scuola privata. E anche lì si va solo per il punteggio, mica per lo stipendio (spesso del tutto assente). Siamo nati servi, moriremo schiavi.

    @galfy: pomeriggio pensavo: ma il tuo vegetarianesimo come lo coniughiamo col “sano e gustoso arancino”? Mettendo granuli di soia al posto del ragù? :-D

    Questo giusto per dire che un progetto diverso ha bisogno di un serio ripensamento di prospettive — altrimenti l’alternativa al MerDonald non sarebbe poi così alternativa. Però è anche vero che, come dicevo a Turyddu, non si può tradire la tradizione. Come si fa?

  16. Oblomov scrive:

    Sono una piccola osservazione: ogni forma di lavoro altro non è che prostituzione fisica e/o mentale. Nella migliore delle ipotesi si potrebbe tentare di fare un’eccezione per il lavoro indipendente, ma anche lì, per potercisi mantenere, è spesso necessario agire come nient’altro che prostitute dei propri clienti.

  17. Perbacco, sei anche più pessimista di me! Io sono convinto che possano esistere non dico delle oasi felici, ma quanto meno degli spazi di compromesso, in cui il lavoro può davvero, in qualche misura, essere nobilitante e (almeno vagamente) soddisfacente. Ma probabilmente sono un illuso che parla così solo perché non ha mai lavorato seriamente.

  18. galfy scrive:

    Dalla mia seppure ancora breve esperienza lavorativa posso dire che avrei pensato di trovare di peggio; invece, aldilà delle effettive difficoltà che si incontrano tutti i giorni(inevitabili quando si ha a che fare con altri uomini) , mi accorgo che il lavoro (soprattutto quando non inficiati da aspetti burocratici o formali) rappresenta uno dei migliori mezzi che abbiamo per interfacciarci con la società e con i nostri simili ottenendo non di rado pure soddisfazioni e nobilitazioni. Quindi non capisco la definizione di prostituzione data riguardo al lavoro: è nella sua stessa natura essere tale, cioè stabilire delle connessioni tra diversi tipi umani.
    Se poi volete ritornare in un ovattato e ipotetico giardino dell’Eden, mi sa che è troppo… tardi…

  19. Stiamo rifacendo confusione. Cerchiamo di definire “prostituzione”. In questo senso (applicata al lavoro), sta per “attività che viene svolta essenzialmente per motivi di bisogno“. Che poi si possa godere a prenderla in culo, è un altro discorso. :-D

    La domanda cruciale da fare, a mio avviso, è: se potessi non lavorare, che faresti? (Ovviamente non è rivolta a te personalmente, ma a quanti vogliano cominciare a riflettere sul ruolo del lavoro nella propria vita.) Devo dire che mi stupisco di incontrare gente che senza lavoro non saprebbe vivere — nel senso che non troverebbe altra definizione per la propria identità –: io sono di tutt’altro avviso. Ecco perché avverto il lavoro perlopiù come una gabbia. Ovviamente si possono trovare soddisfazioni anche da “prigionieri”, e alcuni ve ne trovano anche più che da liberi. (Questo mi sa un po’ di Platone e di mito della caverna…) Io non sono tra questi, punto.

    Quanto all’Eden, credo di aver già chiarito la questione. Va da sé che, se non avessi bisogno di mangiare (e di denaro, in genere, per acculturarmi), non lavorerei affatto, e trascorrerei le mie giornate nell’ozio più o meno creativo. Ma non sono ereditiero, né posso essere mantenuto ancora a lungo. Ergo dovrò in qualche misura prostituirmi — ovvero prostrarmi ai miei bisogni svolgendo attività che mai avrei svolto spontaneamente.

    P.S.: Galfy, credo anch’io che Oblomov, col suo dottorato in matematica, qualche soddisfazione se la prenda. ;-)

    P.P.S.: qualche volta ci dirai cosa si prova ad essersi trasformato da hippie a yuppie. :lol: (Magari così riprendi il tuo abbandonato blog.)

  20. Leandro scrive:

    Secondo me c’è un errore nel posizionamento del prodotto “Tommy David” sul mercato, tuto qui. Dovresti avere un agente capace eh. Se vuoi sono disposto a posizionarti sul mercato (il mio onorario è alla tua portata)

  21. Oddio, spiegati meglio, ché vedere il mio nick ridotto a mero prodotto mi inquieta. :lol:

  22. Leandro scrive:

    Non temere, con il Nostro brevettatissimo metodo, Noi tireremo fuori i quattrini che sono in te… Cioè nel senso che tireremo fuori l Yue potenzialità ragazzo

  23. galfy scrive:

    Ti (vi) faccio una domanda: ammettiamo che tu fossi un pittore o un musicista e riuscissi a vendere senza patemi le tue opere (bada non opere ad hoc per il mercato, ma quelle che tu senti più tue), permettendoti così di campare dignitosamente e poter continuare a dedicarti alla tua arte (che poi è quello che faresti in ogni caso, lavoro o no), ti sentiresti ancora un ‘prostituto’?
    (spiegami allora perchè non andavi a suonare gratis nei locali; ricordo ancora la tua domanda più usuale: ma ni pavunu?’ e non facevi tutte queste filosofie quando c’era da intascare i miseri -ahinoi- 30/40 euri :D ; ci prostituivamo?
    per me era una delle cose che più mi piaceva fare e lo facevamo per piacere più che per bisogno).

  24. Oblomov scrive:

    Per quanto possa essere nobilitante e gratificante, il concetto stesso di lavoro resta quello dell’offrire un servizio in cambio di denaro. In cosa quindi si differenzia esattamente dalla prostituzione della mente e/o del corpo?

  25. galfy scrive:

    Dizionario de mauro:
    LAVORO: attività propria dell’uomo, volta alla produzione di beni o servizi.

    PROSTITUZIONE: attività di chi offre abitualmente prestazioni sessuali a fini di lucro con carattere di abitualità e professionalità.

    Vale a dire che la prostituzione è un lavoro, ma il lavoro non è prostituzione.
    Non sono affatto d’accordo che il lavoro sia escusivamente quello di offrire servizi in cambio di denaro, e non nemmeno così ovvio e scontato.
    Se isolato in cima alla montagna (ogni riferimento è puramente casuale :D ) riuscissi a diventare indipendente coltivando il mio orto in maniera autosufficiente, non sarebbe più lavoro perchè non circolerebbe moneta e non ci sarebbero scambi verso l’esterno?

  26. Oblomov scrive:

    ‘Lavoro’ è un termine polisemico; ovviamente, il significato a cui mi riferivo è quello che il De Mauro indica come 3a: “esercizio di un mestiere, di una professione, di un’arte; occupazione retribuita”. Visto il contesto dell’articolo di TommyDavid, vi sono pochi dubbi che sia questa la valenza semantica prevalente in questa discussione, ed in questa valenza semantica essa è di fatto un sintetico sinonimo di “prostituzione fisica e/o mentale”, ovvero di “attività di chi offre abitualmente prestazioni fisiche e/o mentali a fini di lucro con carattere di abitualità e professionalità”.

  27. galfy scrive:

    Aldilà delle definizioni, che altrimenti non ne usciamo (ognuno in fondo vede quello che più gli si confà), io ritengo che esistano delle attività che innanzitutto nobilitano l’uomo e al contempo (ma non principalmente) riescano a soddisfare i suoi bisogni; sotto questo punto di vista non credo che lavorare=prostituirsi.

  28. alex scrive:

    confesso che se potessi vivere senza lavorare lo farei.

    e anzi progetto, non appena messi da parte un po’ di soldi, di trasferirmi dove questi possano bastare per tutta la vita.

    purtroppo prima tocca metterli da parte. sempre per la storia “non sono figlio del padrone”, ma di due operai. che peraltro hanno portato me e mio fratello alla laurea (io mi sono aiutato con le borse di studio tutti gli anni, però non è che coprano tutto). e non è che fosse tradizione: sono il primo laureato della famiglia. soldi altrove non ce n’è (non ho zii d’america).

    condivido la definizione tommydavidiana del lavoro come male necessario e, in queste condizioni, inevitabile.

  29. @Leandro: ok, allora stavi scherzando. Se c’è una cosa che la filosofia mi ha insegnato è che, per esprimere le proprie potenzialità, le si devono attualizzare. E per poter passare all’atto è indispensabile la volontà di agire (oltre alle capacità, s’intende). Bene: quella devo trovarla in me…

    @galfy: sull’artista il discorso è davvero complesso. Riesco difficilmente a immaginare un artista che non vada incontro ai gusti del pubblico (soprattutto in questi ultimi tempi in cui l’arte, in ogni sua pretesa e pretestuosa forma, è prodotto di massa) e/o della critica. (Anche un artista che in qualche modo “impone” il proprio gusto deve comunque riuscire a vendere, o non camperebbe.) Quanto alla tua domanda ti rispondo così: se questo artista un giorno non avesse più ispirazione? Ne convieni che per continuare a campare dovrebbe forzare sé stesso – prostituirsi. ;-)

    Sul nostro “suonare” mi sono espresso varie volte, tra cui qui. (Valutazioni “postume”, certo.) Era piacevole? In parte. Era una fonte di guadagno? Anche. (Per persone come noi lo fu.) Ci prostituivamo? Sì, e col culo altrui. (Avessimo avuto le palle – o le capacità – avremmo suonato roba nostra. Anche gratis, se ci credevamo veramente.) Risuonerei ancora? Sì, ma consapevole della sua dimensione “hobbistica”.

    Quanto al lavoro/prostituzione: il tuo come lo giudichi? Più “gratificante e soddisfacente” o più “attività di chi offre abitualmente prestazioni fisiche e/o mentali a fini di lucro con carattere di abitualità e professionalità”? (Ottima questa ri-definizione di Oblomov!) Comunque continui a sfuggire alla domanda alla quale ha risposto onestamente alex. Non vorrei, invero, che divenissimo dei campioni nel giustificare a posteriori ciò che ci accade, giungendo a farci piacere una cosa alla quale non riusciamo a sfuggire – vuoi per mero bisogno, vuoi per convenzioni sociali e pastoie economiche.

    Per finire: ammetto senza problemi che, nell’ottica di un progetto (come il tuo della tavola calda esportata o quello di alex del trasferimento dove i quattrini valgano), il lavoro-prostituzione è una delle poche vie praticamente percorribili. È la prospettiva di protrarlo per 35 anni della propria vita che è totalmente deprimente.

  30. Leandro scrive:

    Stavo scherzando ma relativamente, hai capito perfettamente dove volevo arrivare

  31. galfy scrive:

    Beh caro David io giudico a posteriori, tu giudichi solo a priori e vista la mia formazione preferisco parlare ed esprimermi dopo l’esperienza piuttosto che prima.
    Poi non capisco perchè a tutti i costi dovete perseverare nel definire coloro che amano il loro lavoro (e ne esistono tanti) come dei prostituti, mi sembra un segno irrispettoso e non onesto; probabilmente la società non vi offre libertà e spazi nei campi in cui voi vorreste applicarvi (e questo e senz’altro un limite della società) ma ritengo sbagliato generalizzare.

    (chiariamo la mia condizione: a me piace il mio lavoro, forse tra qualche anno non la penserò più così e probabilmente se avrò la possibilità farò qualcos’altro, ma non bramo in ogni caso una vità di ozio con risorse economiche a sufficienza per poter stare tutto il giorno a grattarmi la pancia o quant’altro, non è la vita che desidero…)

    P.S.
    Sei tu piuttosto che sfuggi alle mie domande ribattendo con altre domande intrise di se e di ma ;)

  32. Caro Galfy, evidentemente sono in errore se indulgo a pensare che preferiresti impiegare quelle otto ore al giorno suonando-dipingendo-fotografando piuttosto che facendo l’impiegato. Che sciocco pre-giudizio.

    Nessuno nega che esista gente a cui piaccia la propria “prostituzione”; personalmente non posso che ammirarli per la loro convinzione. Il mio dramma, se vuoi, è che non sopporto le direttive eteroimposte; il dramma altrui è riuscire ad accettare il fatto di essere dei prostituti. :-P

    Inoltre continui a equivocare sul tipo di vita alla quale aspirerei. Se mi gratto la pancia è solo perché mi prude il libro che vi piggia sopra… ;-) (Effettivamente non ho mai studiato come adesso. Penso che anche tu abbia provato una sensazione simile nel mezzo anno dopo la laurea, no?)

    P.S. Ultima domanda “esperimento mentale” per te: immagina di poter guadagnare tanto quanto adesso dedicando lo stesso tempo in una o più delle suddette attività artistiche che adesso chiameresti “hobby”. Ti terresti ancora stretto il tuo attuale e grato lavoro? (Non barare, e non uscirtene fuori col fatto che ciò sia “impossibile” e dunque la domanda è stupida.)

  33. Quanto alle tue domande che sostieni io abbia eluso:

    ammettiamo che tu fossi un pittore o un musicista e riuscissi a vendere senza patemi le tue opere (bada non opere ad hoc per il mercato, ma quelle che tu senti più tue), permettendoti così di campare dignitosamente e poter continuare a dedicarti alla tua arte (che poi è quello che faresti in ogni caso, lavoro o no), ti sentiresti ancora un ‘prostituto’?

    Uno dei più fortunati, visto che la gente, per procurarsi le mie opere, probabilmente dovrebbe prostituirsi assai più di me. :-D

    Se isolato in cima alla montagna [...] riuscissi a diventare indipendente coltivando il mio orto in maniera autosufficiente, non sarebbe più lavoro perchè non circolerebbe moneta e non ci sarebbero scambi verso l’esterno?

    Considerando il denaro come mezzo di scambio, e i prodotti dell’orto come merce dotata di valore pecuniario, sarebbe ancora lavoro. Anzi, sarebbe quanto più vicino a ciò che il lavoro è sempre stato (ed è in molti casi tuttora) per la maggior parte degli uomini: faticare per mangiare e poter ri-faticare. Ma nati e cresciuti come siamo nella società occidentale, il sogno dell’autosufficienza/indipendenza/autarchia è poco meno che un’utopia. :-(

    P.S. Tutti i miei commenti sono prodotti con immutato affetto verso un permaloso come te. ;-)

  34. galfy scrive:

    Quindi se ho ben capito il tuo ideale di vita è passare tutti gli anni della tua vita sui libri e null’altro che libri e solo libri?!? du’ palle :(
    Beh del resto non sei mai stato il massimo esempio di dinamismo :P

    Cmq prostituzione o no sempre a tutti a travagghiari ni va a finisci (o no?)!!!

  35. Sui libri: non solo. Anche musica e fotografia, se posso. (E comunque non posso vaticinare per la mia intera vita — come anche tu hai detto di te stesso. Per adesso la voglia di studiare c’è; più avanti non saprei.) E comunque sarebbe “du’ palle” leggere sempre lo stesso libro, a mo’ di teologi.

    Sul dinamismo: forse, come direbbe qualcuno, ambisco a raggiungere la Bianca Pace della Morte. :-D (Più semplicemente, per me dinamismo è affanno. E poi è un lessico troppo manageriale e industriale per me. Nel senso buono del termine potremmo però dire che c’è più “dinamismo” in un buon libro che nelle vite di troppa gente.) ;-)

    Sul travagghiari: non è detto, c’è il serio rischio che io rimanga disoccupato a vita (e come me parecchi miei colleghi). Sarà un bene? Un male? Ci arrangeremo meglio o peggio? Il tempo dirà. :-P

  36. Sim Dawdler scrive:

    Ah, non dimenticare mai quel che è scritto qui.

  37. Quel post mascherato da commento è sempre stato uno dei miei preferiti, e l’avevo anche segnalato. (Comunque, nella nuova dimora dove andrò, c’è il serio rischio che non uscirò mai dal soggiorno.)

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