26 risposte a Dialogo tra il Filosofo e il Lavoro

  1. Ossidia scrive:

    Vaabenee, Triad comincia a fare le valigie che ti trasferisci alle vigne.

  2. @Ossidia: non cogli le finezze della mia arte dialettica. Peggio per te: i prossimi dovranno pagare. :-D

  3. Triad scrive:

    @Ossidia: non volevo sentire altro!

  4. @Triad: la prossima volta che mi lascia da solo (forse una volta per tutte) ti chiamerò. ;-)

    Se vuoi puoi venire anche in sua presenza, ma dovremmo sopportarci le sue petulanti chiacchiere da pseudomanager. :lol:

    (Comunque devo dire che adesso è in parte rinsavita. Si starà rassegnando — se a me o all’amara realtà, non l’ho ancora capito.)

  5. galfy scrive:

    Beh il siparietto è bello, davvero! Peccato che siano solo farneticazioni postadolescenziali (e non è più il tempo credimi) di uno che ha paura di prendersi la vita in mano e uscire dal guscio.
    Poi scusa, i libri o le connessioni per studiare chi te li dà, lo studio? risolvi questo paradosso oh illuminato filosofo con le tue lunghe giornate meditative (io credo un paio d’ore al massimo, il resto ozio) :D

  6. @galfy: anzitutto il “siparietto” non è ancora finito (è atteso l’incontro coi Mestieri); secondariamente, mi pare che il tuo sillogismo sia già stato proposto con vigore dalla figura del Lavoro. Qualcosa mi dice che tu non sia riuscito ad arrivare fino al termine — provvisorio — del dialogo. ;-)

    A proposito: se solo penso che uscire dal guscio significherà indossare tuta e spazzolone mi viene il panico…

    Willie bidello
    Comunque mi viene il sospetto che dovrò scriverne ancora tanti, di post del genere. Non riesco a mostrarvi il Problema dall’angolatura giusta. Magari la prossima volta cercherò di essere più analitico che poetico. :-P

    (Ma che m’incacchio a fare? Ci sta arrivando pure la tua zita. Forse solo allora valuterai più attentamente il caso, magari concludendo, siculamente, che l’unica sua prospettiva sia quella di fare la mantenuta — da te.) :-D

  7. Triad scrive:

    Spero invece che non vi dobbiate mai stancare l’una dell’altro. E – non crediate mi stia invitando, non sta bene, ma non abusate della cortesia che mi tentereste davvero – non vi dovrei sopportare per nulla, siete davvero dei gentilissimi e amabilissimi compagni.
    Un abbraccio a entrambi.

  8. Cateno scrive:

    Amaro e divertente… Però la mia frase t’è proprio rimasta impressa, eh? ;-)

  9. galfy scrive:

    Allora: il post l’ho letto tutto (ogni tanto cinque minuti liberi te li dedico :P ), e la mia era un’ulteriore provocazione per sottolineare ancora di più le tue fandonie :D
    Poi se per tua angolatura intendi quella dell’”eletto” che in virtù di una sacra investitura filosofica possa vivere una vita da mantenuto per potersi dedicare esclusivamente ai suoi studi, beh, scusa ma mi viene un pò da ridere
    (giocati il superenalotto, magari sei fortunato:)).

    Io mi chiedo: è possibile che un ragazzo di 26 anni con ottime doti e una straordinaria intelligenza (esagero và!) debba precludersi senza avere avuto nessuna possibilità e voglia di testarle tutte le infinite strade da intraprendere? la vita va oltre la dicotomia Filosofo-Bidello…

    P.S.
    I complimenti per il post comunque sono veritieri, hai sempre avuto un ottimo stile, potresti pure pensare di sfruttarlo diversamente che da queste tue masturbazioni mentali (seppure divertenti).

  10. ophelia scrive:

    @galfy SANTE PAROLE…ma mi taccio, altrimenti mi arriva una tegola in testa, già lo so.

  11. @galfy: con ordine. Le mie fandonie quali sarebbero? Quelle del Filosofo? Mettiamola così: nella mia testolina si agitano e contendono due vocine: quella del Filosofo e quella del Lavoro. Certo, forse concordo più col primo… ma mi rendo anche conto del fatto che siano poco più che autoinganni (almeno stanti le attuali condizioni culturali e sociali), quasi pari all’idea di tentare la sorte con la lotteria.

    Facciamo così. Ricordi Freud? Ecco: egli avrebbe detto (ma anche no…) che il Filosofo è il mio Es e il Lavoro il mio Super-Io. Io sarei l’Io che dovrebbe mediare tra loro… ;-)

    Qanto alle strade da testare sai benissimo che non sono infinite. Potrei fare il tuo lavoro? Non credo. Comunque il mio attuale — e forse già imperituro — pessimismo disfattista deriva dal vedere i miei (ex) piani andare a puttane, anche grazie all’amica Mariastella — ci mancava solo quella. Ne parlerò.

    P.S.: Troppo gentile coi complimenti, ma sono in un periodo in cui mi scontro pesantemente coi miei limiti. Non riesco a vedere oltre e altro che quelli, per adesso.

  12. Antonio scrive:

    Bel post, il germe del racitismo sta uccidendo in te l’analiticismo. Bene bene. A quando il prosegui della flotta della buena ventura?

  13. e allora cosa si fa? scrive:

    Lo Studio come lavoro = dottorato dopo la laurea.

    Non si tratta di pessimismo disfattista ma di cruda e crudele impossibilità.

  14. @Antonio: che il mio analiticismo non diventi mai rachitico! :-P

    Tralasciando i lazzi di parole: ammettendo che la filosofia si dice (e si è detta) in molti modi, posso pure permettermi variazioni di stile — tanto più che non ne ho (uno). :-)

    Il prossimo post sulla flotta? Vedremo. Per adesso non sono granché ispirato. Tolti i capoccia morali resta ben poco da affondare.

    @e allora cosa si fa?: intendi dire che il dottorato è impossibile? A Catania senz’altro: non ho fotocopiato riviste (anche se, ahimè, per esigenze lavorative ho aiutato dei colleghi a farlo) né tanto meno ho lustrato scarpe di nera lucida pelle.

  15. ferrigno scrive:

    Tommy, quello non è un filosofo, è una macchietta con la testa tra le nuvole che parla per enigmi, fuffa sul significato reale delle parole e pretende di aver diritto ad esercitare questa nobile attività, per di più a spese di chi esercita una qualche “attività coatta”.

    “Lo studio è lavoro”. Ma cos’è il lavoro? Se impegnarsi in una qualsiasi attività fosse definibile come “lavoro” allora anche farsi letteralmente le seghe sarebbe lavoro. Il lavoro è un’attività che ti mette in relazione col resto del mondo, che ti inserisce in un sistema di scambi reciproci. Anche quello del filosofo, non c’è verso.

    (non dirmi che non leggo l’ironia, è che ultimamente non mi riesce altro che essere mortalmente serio)

    PS: esperienza personale, i miei genitori erano entrambi insegnanti. Insegnare in una scuola reale (e non fare il peri-patetico ( :D ) è quanto di più lontano dalla totale libertà di pensare che vagheggia il tuo “filosofo”.

    A proposito: ho bene in mente la distinzione tra il tuo filosofo e te, tu hai la fortuna di avere un Super-Io ;)

  16. Il lavoro è un’attività che ti mette in relazione col resto del mondo, che ti inserisce in un sistema di scambi reciproci.

    È perfettamente vero (per quanto faccia il riluttante a capirlo). Ed è in questo spirito che il Filosofo può rivendicare che i suoi liberi pensieri — ovvero non inficiati dall’angoscia del guadagno — potrebbero aumentare la felicità globale nel mondo, in qualche modo. Ovviamente oggigiorno ciò è pressoché un’utopia; né sono troppo convinto, in fin dei conti, del valore salvifico del lavoro filosofico (perlomeno a beneficio delle grandi masse).

    Quanto alla distinzione tra me e il Filosofo, è semplice: lui vive annidato tra i pixel, e i pacchi di pasta potrebbero non finirgli mai (almeno finché non lo deciderà il narratore…); a me invece la dispensa si svuota paurosamente, ed è già attivo il countdown per la fine dell’anno (in cui scadranno i meritati sei mesi di riposo post-laurea). Dopodiché “qualcosa dovrò pur farla” comunque, e non tanto perché possiedo un forte Super-Io, quanto — più banalmente e naturalmente — perché sono stato dotato di istinto di sopravvivenza. ;-)

    P.S.: Sull’insegnamento non saprei. Nella mia inesperiente visione rimane pur sempre un’attività pressoché part-time (ma non per questo meno impegnativa!) e che in qualche modo permette di conciliare l’amore per la filosofia e la voglia di avere abbastanza tempo libero (da attività coatte) a disposizione. (Poi è anche vero che dicono che un mio nonno mai conosciuto si consumò nell’esaurimento nervoso provocatogli dagli alunni di scuola elementare.)

  17. Antonio scrive:

    Tommy, non è vero che non è rimasta roba contro cui scagliarsi. Che dire della Fogliani, degli storici, dei pedagogisti, dei sociologi? E poi perchè non parlare male anche degli studenti?

  18. La prima non ho mai avuto modo di conoscerla (fortunatamente); le altre categorie invece sono sicuramente interessanti e ricche di una fauna da analizzare, meritando tutto il nostro disprezzo. Non parliamo poi degli studenti! Noi siamo rimasti “indietro” anche per il cordiale odio che nutrivamo verso quasi tutte le nostre colleghe di specialistica…

  19. e allora cosa si fa? scrive:

    si intendevo dire proprio questo (riguardo il dottorato a ct).

    “Ed è in questo spirito che il Filosofo può rivendicare che i suoi liberi pensieri — ovvero non inficiati dall’angoscia del guadagno — potrebbero aumentare la felicità globale nel mondo, in qualche modo. Ovviamente oggigiorno ciò è pressoché un’utopia.”

    Per la diffusione del pensiero libero su larga scala c’è ormai internet. L’utopia sta nel credere che semplici parole senza ancoraggi percettivi possano portare a qualche trasformazione.In particolare trovo ridicolo il Filosofo che parla bene e razzola male.

  20. Per la diffusione del pensiero libero su larga scala c’è ormai internet.

    Internet può diffondere tanto il libero quanto il servo pensiero; c’è spazio sia per i pensieri triti che per quelli originali (per quanto in netta inferiorità). Io penso si possa supporre che chi abbia pensieri particolarmente originali (frutto di sudati studi e di lunghe ricerche) voglia tenerli per sé, o quantomeno concederli tentando di guadagnarci — legittimamente. Che ruolo avrebbe in ciò internet?

    Quanto alle “semplici parole senza ancoraggi percettivi” mi duole dirlo, ma una delle cose che in passato è stata più consolatoria sembra essere la religione. E cosa più delle religioni ha portato a trasformazioni?

  21. e allora cosa si fa? scrive:

    la “religione” (e non la spiritualità) è mooooolto percettiva e sensibile…tattilmente… soprattutto al denaro… e con l’espressione “semplici parole” non volevo intendere certo forme malate di comunicazione come il “plagio”.
    Intendevo dire che i veri filosofi predicano il vissuto, e portano il buon esempio pratico di ciò che dicono… non come certuni che sanno solo stilare un elenco di belle parole senza fatti (parole che riescono a spacciare come “vive” e “attuali” colorandole con qualche “tono polemico”)

  22. i veri filosofi predicano il vissuto

    In base a questo assunto, però, di certe cose — come la morte — non si potrebbe parlare. Eppure quale oggetto più filosofico della fine e del fine dell’uomo?

  23. e allora...basta scrive:

    Si può avere esperienza di stati molto simili alla morte e si può avere esperienza della morte altrui. La percezione sensoriale è poi un fatto relativo, ci sono persone che hanno uno o più sensi talmente sviluppati che possono percepire cose che i più non percepiscono e che ritengono pertanto inesistenti.Un tempo (il tempo dei veri filosofi) questa gente aveva un ruolo, poi la si è arrostita, oggi finisce a psicofarmaci o imitata da plagiatori senza scrupoli. Noi viviamo in un’epoca in cui le uniche esperienze che abbiamo in merito alla morte sono quelle che ci permettono di rimandarla il più possibile o di rimuoverne il ricordo.
    Non capisco la confusione tra la fine e il fine.
    Cmq non sono interessato a continuare questo discorso che si allontana dal mio scopo comunicativo. Le pippe sono così, ti fanno dimenticare perchè sei qua.

  24. e allora internet? scrive:

    “Io penso si possa supporre che chi abbia pensieri particolarmente originali (frutto di sudati studi e di lunghe ricerche) voglia tenerli per sé, o quantomeno concederli tentando di guadagnarci — legittimamente. Che ruolo avrebbe in ciò internet?”

    La risposta sul ruolo di internet che potrei darti è racchiusa in un libro interessante: “wikinomics”. In termini “fattivi” il suggerimento di leggere questo libro potrebbe rivelarsi inutile, soprattutto perchè le considerazioni e gli esempi presenti in queste pagine riguardano l’ambito della macroeconomia…di interessante resta dirti che il libro è gremito di esempi “pratici” riguardo la ricerca di equilibrio tra etica open source e vile guadagno…

  25. Le pippe sono così, ti fanno dimenticare perchè sei qua.

    Perché sei qua? Chi sei? Da dove vieni? Dove andrai? E soprattutto: qual è il tuo “scopo comunicativo”? :lol:

    (Converrai che gli anonimi inquietano, perché non hanno volto.)

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