Spero solo di non attirarmi, con un simile titolo, un nuovo sciame di visitatori in cerca di culi filosofici. Niente di tutto ciò: volevo invece fermare qualche breve considerazione sparsa sulla giornata di studio di ieri.

Scherzando (ma non poi tanto) abbiamo parlato di match tra Analitici e Continentali. Trascuriamo il fatto se sia ancor lecito operare una simile divisione, forse grossolana o forse superata: focalizziamo la nostra attenzione, piuttosto, sul fatto che le due categorie (ripeto, probabilmente del tutto improprie in questo momento storico-filosofico) sono purtuttavia sintomatiche di due modi diversi e per molti versi opposti di intendere la filosofia (quando non di farla). Così, per la prima metà dell’incontro, ho avuto l’impressione di avere a che fare con degli pseudoscienziati; nella seconda ho ascoltato degli pseudopoeti.

Dei mancati scienziati e/o dei mancati poeti: ecco come mi appaiono la gran parte dei filosofi contemporanei. A questo punto sarebbe stato interessante (e forse più proficuo) avere nel dibattito dei “veri” scienziati e poeti: i primi a giudicare la validità ed esattezza delle divulgazioni analitiche, i secondi a considerare la bellezza e l’eleganza delle costruzioni continentali. Non mi stupisce affatto, dunque, che essi si siano insinuati, benché non in carne e ossa, nei discorsi dei professori, diventandone referenti, ispiratori e mentori. Una filosofia autoreferenziale sarebbe ormai totalmente vuota.

Forse Russell non era nel torto quando affermava che la filosofia è quella (cosa che è nella) via di mezzo tra la scienza e la religione: dato ciò, sarà facile che vi siano due principali tipi di filosofi, quelli che propendono più per l’una o per l’altra parte. Chiarezza contro mistero; utilità versus verità. Poco conta declinare la religione più nel senso artistico che in quello di sistema di credenze: in fin dei conti tutti ambiamo alle certezze, e tutti ci scontriamo al più con le probabilità. (Tra le poche cose serie che si possano dire del tempo, è che nulla sappiamo del futuro. Una cosa arguta tanto quanto dire che il tempo non lo vediamo – ma le lancette degli orologi sì…)

A un certo punto mi sono venute strane fantasie, e ho smesso di ascoltare i discorsi dei professori. Mi è venuta voglia di alzarmi e di dichiararmi beatamente soddisfatto di non capire il nulla. Non capire nulla dei discorsi dei filosofi, nulla delle parole che nascondono l’oggetto (o dell’oggetto che sfugge alle parole), nulla dei motivi per cui stare a sentire dei filosofi che stanno a discutere di cose troppo lontane dalla vita e dai problemi quotidiani (essenzialmente metabolizzare per contrastare l’inevitabile sfacelo): cose totalmente fuori dal tempo, per quanto storicisticamente in esso immerse. È forse un caso che l’oggetto della discussione fosse il tempo?

Poi ho capito che la cosa più notevole di quell’incontro era il fatto di ritrovare così tante teste in così pochi metri quadri (quanta materia cerebrale allo sbando!) e poter prevedere, con ragionevole certezza, che nessuno avrebbe mai dato di matto – che so, prendere l’estintore per lanciarlo contro la cattedra, o più civilmente (e meno fisicamente dolorosamente) alzarsi e urlare che il filosofo è nudo – è un aborto di altri progetti, un presuntuoso sotto sotto invidioso di altrui capacità, un arrogante anche quando sa con certezza che nulla è certo. La filosofia è una palude per commentatori e una palestra per ripetitori di parole altrui.
So già che alcuni commenteranno negativamente questo mio intervento sulla filosofia discordando con me (altri tuttavia taceranno pur condividendo le mie riflessioni), per cui voglio proporre alcune preventive puntualizzazioni.
La prima è che le mie riflessioni scaturiscono spontanee (direi: deterministicamente) da quel che penso e sento; nello specifico i discorsi dei professori c’entrano direttamente solo nella rinnovata distinzione tra analitici e continentali (penso che già lo stile di ciascuno nel presentare l’intervento abbia parlato da sé).
La seconda è un’amara constatazione: e non è l’idea che “la filosofia è inutile” (troppe volte m’avete accusato di pensare qualcosa del genere!), quanto piuttosto il fatto che creare è assai difficile. Tutti prima o poi abbiamo pensato, come Whitehead, che la filosofia è una serie di glosse a Platone – quantomeno, molti supportano indirettamente questa tesi quando si dichiarano entusiasti della grecità inventrice dell’umanità. Ora, io rivendico nuova linfa per la filosofia in un suo contatto con le scienze e le arti: solo che proprio questo rischia di renderla ancor meno creativa.
Terzo, poteva mancare una foto a chiddu cca vavva?
mi piaci quando fai il disfattista.
Mi piaci quando fai la punk.
Caro Tommy, non condivido manco un parola! (Anzi condivido solo che non poteva mancare una foto di “chiddu cca vavva”!
Piacere, sono gli altri che tuttavia taceranno pur condividendo le tue riflessioni.
@Cateno: non poteva neanche mancare una foto di quello con la barbetta.
@Sim Dawdler: niente scatto per chi si dà il plurale e parla tacendo (o tace parlando).
- la barba fa il filosofo.
- la grecità ha detto tutto
- la filosofia è una serie di commenti ad aristotele e whitehead aveva appena poggiato la pinta di scura.
- lestinto scrive un articolo sullo stesso tema (vai là e linka tu, adesso non ho voglia)
- chi parla oscuro lo fa per nascondere che non sa di cosa sta parlando. a meno che non sia un pazzo
Condivido tutto, invece, quello che ha detto… Cateno. Caro Tommy, grazie delle foto (dura da accettare, la mia) e della tua presenza.
Come immaginerai, non ho voglia di riaprire il vecchio discorso sullo statuto/stato della filosofia oggi.
Ma ci vedremo presto, per fortuna.
Un abbraccio,
Davide
Ragazzi rassegnatevi, la filosofia parlerà sempre e solo di quelle due o tre parole di sempre (Vero Bello Bene).
@alex: forse sarebbe più corretto affermare che la grecità ha intuito tutto (ma forse cambia poco…). Tuttavia le attuali neuroscienze mi sembrano un ambito di ricerca assai fecondo, soprattutto perché potranno spazzare via tante corbellerie che ci portiamo ancora dietro. E ai Greci mancavano (le neuroscienze, non le corbellerie).
Sulla superiorità di Aristotele su Platone permettiti di dire questo: potremmo accostare al primo una discendenza analitica e al secondo una continentale? (Che poi può ridursi al caro vecchio binomio immanenza/trascendenza.)
Quanto all’oscurità ti dirò, ieri nessuno è stato veramente incomprensibile. Piuttosto posso dire di aver seguito meno bene i “continentali” sia per il loro mancato utilizzo di slide (aborro Powerpoint, ma ammetto che in alcune circostanze può risultare utile…) sia per le peculiarità delle loro esposizioni (l’uno leggeva dagli appunti — a noi invisibili — mentre l’altro tendeva a parlare troppo distante dal microfono… e troppo chiuso in sé).
P.S.: ricorda che attendo ancora di poter vedere la tua barba, almeno in foto.
@Triad: immagino che non sia il caso riprendere la nostra querelle, tuttavia smentiscimi se sbaglio: è possibile, oggigiorno, filosofare senza tener conto delle scoperte scientifiche? Per me no: cadremmo nella rivelazione.
Quanto alla foto fattelo dire: sei bellissimo.
@Rosario: il fatto è che ormai quelle due o tre idee sono corrose dalla scienza. Seguo con interesse i recenti ambiti di ricerca delle cosiddette neuroetica e neuroestetica (sono convinto che presto perderanno il prefisso “neuro”). Il discorso del vero è invece un po’ più complicato, e non mi sento in grado di poter affrontarlo.
Grazie, ma smettila. Le avances adesso le concedo solo ad Antonio.
Sulla filosofia, siamo d’accordo. E’ bene sapere (delle scoperte scientifiche) piuttosto che no; in generale e sempre.
Ma ciò non implica chissà quante altre cose alcuni vorrebbero implicasse. Davvero, lasciamo perdere – non è il modo, questo, di affrontare questioni così delicate.
A presto!
Ok. Però il prossimo convegno lo voglio sull’autonomia della filosofia.
mmm. non sono fotogenica, ma la maglietta è figa.
Perché no? Però già tremo… perché sì?
E poi “autonomia”… non so. “Far da sé”? “Che ha in sé le proprie leggi”?
Non saprei. Ne riparliamo!
pensa che stavo pensando di sbarbarmi, almeno un po’. anni fa, ero a siviglia, avevo un bel barbone, tipo talebano. la guardia civil mi ha fermato per strada. nessuno portava la barba, a siviglia, dovevo essere un forestiero (e in quel periodo, l’eta aveva fatto 5 attentati in una settimana): alto, barbuto, potevo essere un etarra
sull’analitico/continentale: aristotele è servito a entrambi gli schieramenti (da un punto di vista etico soprattutto, ma anche sul metafisico). la distinzione a/c, ogni tanto, la sento ancora usare, ma credo sia quasi ormai una forma semplice per distinguere i metodi e niente altro.
comunque, temo che a breve dovrò produrre una foto (per il sito del cesep dove vado a laurà -detto alla milanese-. cesep=centro studi di etica pubblica, univ. san raffaele.)
(Deve essere andato perduto un mio commento prima del 14; ma sai che perdita!).
Il Preside alla vista della mia barba ha detto proprio che sembravo un talebano… che ironica coincidenza!
“Quella con la barbetta”… Mi è andata bene… Avrei potuto essere quello con la maglia da pagliaccio o con l’espressione da ebete!
@hooverine: è il dramma dei fritocrafi: nelle foto altrui non si rivedono né vorrebbero riconoscervisi.
@Triad: è complesso parlare di autonomia per la filosofia (materia sovente a vocazione pluralistica, “interdisciplinare” come diremmo oggi, “universale” come la intendevano una volta); forse tra gli ultimi, Kant lo fece per la morale, cercando la legge morale universale dentro sé (che tempi…). Del resto, la stessa scienza può veramente essere autonoma?
P.S.: i tuoi commenti non vanno persi; solo che se cambi nick, WordPress non ti riconosce come habitué del sito e ti mette automaticamente in moderazione.
@alex: quando reclamo un anno sabbatico di studio è proprio per colmare queste vergognose lacune: confesso candidamente di sconoscere Aristotele più che conoscerlo.
La distinzione analitici/continentali oggigiorno delinea più che altro stili e metodi, certo: e non è poco!
La foto sarà ben accetta; complimenti ancora per l’incarico (maledetto! Ti invidiamo — credo di poter parlare anche a nome di Triad…).
@Cateno: di filosofici peli in faccia si parlava; dovessimo parlare dell’abito che fa il filosofo avremmo citato i tuoi costumi carnascialeschi, la giacca di Triad, la camicia di Antonio e le mie sciarpine…