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> <channel><title>Commenti a: Selezione naturale e sopravvivenza del più adatto</title> <atom:link href="http://www.davidetomasello.it/2008/06/03/selezione-naturale-e-sopravvivenza-del-piu-adatto/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.davidetomasello.it/2008/06/03/selezione-naturale-e-sopravvivenza-del-piu-adatto/</link> <description>Narrazioni filosofiche e filosofie narrate</description> <lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 13:46:59 +0000</lastBuildDate> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Di: Davide Tomasello</title><link>http://www.davidetomasello.it/2008/06/03/selezione-naturale-e-sopravvivenza-del-piu-adatto/#comment-1039</link> <dc:creator>Davide Tomasello</dc:creator> <pubDate>Tue, 03 Jun 2008 09:12:44 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.tommydavid.com/?p=244#comment-1039</guid> <description>In questo intervento bisogna sottolineare almeno tre cose. La prima è il fatto che &lt;strong&gt;le variazioni che vengono “selezionate” si presentano spontaneamente, ovvero sono &lt;i&gt;innate&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;, presenti alla nascita poiché derivanti da mutazioni genetiche (lo vedremo meglio nel prossimo post). È questo che ci permette di distinguere il darwinismo dal &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Baptiste_de_Lamarck&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;lamarckismo&lt;/a&gt;, il quale pretenderebbe che vengano trasmesse ereditariamente anche le mutazioni &lt;i&gt;acquisite&lt;/i&gt;! In altre parole, il figlio del plebeo non avrà alla nascita le mani più callose del figlio dell’aristocratico... Vero è invece che può essere trasmessa semplicemente la “tendenza ad acquisire” determinate caratteristiche (e perciò il figlio del contadino potrebbe venir su più nerboruto, a parità di condizioni, del figlio del filosofo...). Per comprendere meglio la questione, si ricordi – esempio semi-immaginario che illustrai un anno addietro agli amici &lt;a href=&quot;http://www.neurogramma.it&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;neurogrammi&lt;/a&gt; – che le giraffe hanno il collo lungo non perché le prime giraffe, a furia di stirarsi per raggiungere gli alberi alti, allungarono il proprio collo e di conseguenza ebbero figli dal collo lungo: è vero invece che alcune delle prime giraffe, nate &lt;i&gt;casualmente&lt;/i&gt; col collo più lungo del normale, poterono mangiare meglio e dunque riprodursi più delle altre, diffondendo maggiormente i loro geni responsabili della caratteristica “collo lungo”: ecco come le giraffe dal collo lungo soppiantarono le giraffe basse! (In realtà la questione non è nemmeno così lineare, ma per adesso la si assuma come utile semplificazione...)
La seconda riguarda l’adattamento. Va notato che &lt;strong&gt;non esiste una misura assoluta, o quantitativa, dell’adattamento&lt;/strong&gt;: esso è soltanto un &lt;i&gt;nostro&lt;/i&gt; modo di vedere l’evoluzione! Ci sono molteplici modi di essere “adatti” ad un ambiente (a meno che non consideriamo nicchie ecologiche davvero anguste...): c’è spazio per infiniti progetti nel mondo della natura... Nondimeno l’“adattazionismo” e la perpetua perfettibilità fanno parte a pieno titolo dell’ottica darwiniana: non potevo non parlarne.
La terza riguarda il carattere di &lt;strong&gt;“necessità” dell’evoluzione&lt;/strong&gt;, che in qualche modo cozza con il suo essere descritta come una “tendenza”. Ciò risalta particolarmente nella citazione di Dennett a inizio post. Non scenderò per adesso nella diatriba determinismo/indeterminismo o caso/necessità: sto ancora lavorandoci sopra. Tuttavia una possibile soluzione (accettata dallo stesso Dennett) è che l’evoluzione sia proprio un insieme delle due componenti...</description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questo intervento bisogna sottolineare almeno tre cose. La prima è il fatto che <strong>le variazioni che vengono “selezionate” si presentano spontaneamente, ovvero sono <i>innate</i></strong>, presenti alla nascita poiché derivanti da mutazioni genetiche (lo vedremo meglio nel prossimo post). È questo che ci permette di distinguere il darwinismo dal <a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Baptiste_de_Lamarck" target="_blank" rel="nofollow">lamarckismo</a>, il quale pretenderebbe che vengano trasmesse ereditariamente anche le mutazioni <i>acquisite</i>! In altre parole, il figlio del plebeo non avrà alla nascita le mani più callose del figlio dell’aristocratico&#8230; Vero è invece che può essere trasmessa semplicemente la “tendenza ad acquisire” determinate caratteristiche (e perciò il figlio del contadino potrebbe venir su più nerboruto, a parità di condizioni, del figlio del filosofo&#8230;). Per comprendere meglio la questione, si ricordi – esempio semi-immaginario che illustrai un anno addietro agli amici <a
href="http://www.neurogramma.it" target="_blank" rel="nofollow">neurogrammi</a> – che le giraffe hanno il collo lungo non perché le prime giraffe, a furia di stirarsi per raggiungere gli alberi alti, allungarono il proprio collo e di conseguenza ebbero figli dal collo lungo: è vero invece che alcune delle prime giraffe, nate <i>casualmente</i> col collo più lungo del normale, poterono mangiare meglio e dunque riprodursi più delle altre, diffondendo maggiormente i loro geni responsabili della caratteristica “collo lungo”: ecco come le giraffe dal collo lungo soppiantarono le giraffe basse! (In realtà la questione non è nemmeno così lineare, ma per adesso la si assuma come utile semplificazione&#8230;)</p><p>La seconda riguarda l’adattamento. Va notato che <strong>non esiste una misura assoluta, o quantitativa, dell’adattamento</strong>: esso è soltanto un <i>nostro</i> modo di vedere l’evoluzione! Ci sono molteplici modi di essere “adatti” ad un ambiente (a meno che non consideriamo nicchie ecologiche davvero anguste&#8230;): c’è spazio per infiniti progetti nel mondo della natura&#8230; Nondimeno l’“adattazionismo” e la perpetua perfettibilità fanno parte a pieno titolo dell’ottica darwiniana: non potevo non parlarne.</p><p>La terza riguarda il carattere di <strong>“necessità” dell’evoluzione</strong>, che in qualche modo cozza con il suo essere descritta come una “tendenza”. Ciò risalta particolarmente nella citazione di Dennett a inizio post. Non scenderò per adesso nella diatriba determinismo/indeterminismo o caso/necessità: sto ancora lavorandoci sopra. Tuttavia una possibile soluzione (accettata dallo stesso Dennett) è che l’evoluzione sia proprio un insieme delle due componenti&#8230;</p> ]]></content:encoded> </item> </channel> </rss>
