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> <channel><title>Commenti a: Atteggiamento intenzionale</title> <atom:link href="http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/</link> <description>Narrazioni filosofiche e filosofie narrate</description> <lastBuildDate>Tue, 15 May 2012 23:34:21 +0000</lastBuildDate> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator> <item><title>Di: Davide Tomasello</title><link>http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-914</link> <dc:creator>Davide Tomasello</dc:creator> <pubDate>Tue, 11 Mar 2008 14:14:24 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.tommydavid.com/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-914</guid> <description>@Oblomov: se vuoi sostituisci il concetto dell’ottimo con quello del “non-pessimo”. Come ho detto, se l’evoluzione opera &lt;i&gt;anche&lt;/i&gt; eliminando le forme di vita meno idonee all’ambiente, allora questo processo porterà all’emersione di migliorie e aggiustamenti. Che poi noi definiamo ciò che è ottimo solo ad evoluzione avvenuta è verissimo; ma l’arbitro dell’evoluzione rimane la selezione naturale, non noi! L’uomo invece, dall’ingegnere che progetta al consumatore che compra, è giudice dell’ottimalità degli strumenti da lui costruiti (in senso lato dei memi, i “geni culturali”). Certo, non sempre questa viene ottenuta; a volte neanche viene ricercata. Il solito &lt;a href=&quot;http://www.stephenjaygould.org/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Gould&lt;/a&gt;, evoluzionista che però nell’adattazionismo crede poco e niente, in un saggio di &lt;a href=&quot;http://www.anobii.com/books/Bravo_brontosauro/9788807817205/016f8657c1c89ca3fa/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;&lt;i&gt;Bravo Brontosauro&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; fa l’esempio della tastiera delle macchine da scrivere (e dunque dei computer), in cui il layout QWERTY fu originariamente implementato per rallentare la battitura ed evitare l’inceppamento delle astine dei caratteri! Oggi noi ci portiamo dietro questa caratteristica, che è l’antitesi dell’ottimizzazione, soltanto per abitudine – o forse &lt;i&gt;anche&lt;/i&gt; per motivi di ottimalità: a ben pensarci sarebbe ormai sconveniente (non economico) cambiare una forma così radicata: la gente dovrebbe reimparare a digitare, le fabbriche dovrebbero cambiare modelli di hardware etc...
@Galfy: l’evoluzione è cieca, eppure sembra vederci benissimo. Approfondirò in seguito la posizione di Dennett al riguardo; intanto ti anticipo che in un suo brano, immaginando un mondo possibile, approda ad alcune possibili conclusioni-previsioni. Mi spiego meglio: Dennett fa notare come in un mondo terrestre con un medium trasparente (cioè con atmosfera non fosca) è assai probabile che vengano “inventati” gli occhi (del resto, anche nel nostro mondo si sono evoluti più volte e indipendentemente: gli occhi del polpo non hanno la stessa origine dei nostri!). Sempre nell’ottica della sopravvivenza della materia vivente – ovvero quella materia che sfida almeno temporaneamente l’entropia – l’assunzione di energia da fonti esterne (con l’alimentazione ad esempio) sembra inevitabile. Questo dovrebbe fare riflettere (magari facendoci concludere che la progettualità nell’evoluzione non esiste, ma per fortuna è &lt;i&gt;come se&lt;/i&gt; ci fosse...). Certo, non avremo mai previsioni esatte (e nemmeno vaghe, a dire il vero); tuttavia alcune intuizioni sono “ovvie” anche per un processo cieco come l’evoluzione. Diciamo che sono passi obbligati per ottenere lo scopo della sopravvivenza. (Penso sia questo che renda gli algoritmi evolutivi tanto interessanti...)</description> <content:encoded><![CDATA[<p>@Oblomov: se vuoi sostituisci il concetto dell’ottimo con quello del “non-pessimo”. Come ho detto, se l’evoluzione opera <i>anche</i> eliminando le forme di vita meno idonee all’ambiente, allora questo processo porterà all’emersione di migliorie e aggiustamenti. Che poi noi definiamo ciò che è ottimo solo ad evoluzione avvenuta è verissimo; ma l’arbitro dell’evoluzione rimane la selezione naturale, non noi! L’uomo invece, dall’ingegnere che progetta al consumatore che compra, è giudice dell’ottimalità degli strumenti da lui costruiti (in senso lato dei memi, i “geni culturali”). Certo, non sempre questa viene ottenuta; a volte neanche viene ricercata. Il solito <a
href="http://www.stephenjaygould.org/" target="_blank" rel="nofollow">Gould</a>, evoluzionista che però nell’adattazionismo crede poco e niente, in un saggio di <a
href="http://www.anobii.com/books/Bravo_brontosauro/9788807817205/016f8657c1c89ca3fa/" target="_blank" rel="nofollow"><i>Bravo Brontosauro</i></a> fa l’esempio della tastiera delle macchine da scrivere (e dunque dei computer), in cui il layout QWERTY fu originariamente implementato per rallentare la battitura ed evitare l’inceppamento delle astine dei caratteri! Oggi noi ci portiamo dietro questa caratteristica, che è l’antitesi dell’ottimizzazione, soltanto per abitudine – o forse <i>anche</i> per motivi di ottimalità: a ben pensarci sarebbe ormai sconveniente (non economico) cambiare una forma così radicata: la gente dovrebbe reimparare a digitare, le fabbriche dovrebbero cambiare modelli di hardware etc&#8230;</p><p>@Galfy: l’evoluzione è cieca, eppure sembra vederci benissimo. Approfondirò in seguito la posizione di Dennett al riguardo; intanto ti anticipo che in un suo brano, immaginando un mondo possibile, approda ad alcune possibili conclusioni-previsioni. Mi spiego meglio: Dennett fa notare come in un mondo terrestre con un medium trasparente (cioè con atmosfera non fosca) è assai probabile che vengano “inventati” gli occhi (del resto, anche nel nostro mondo si sono evoluti più volte e indipendentemente: gli occhi del polpo non hanno la stessa origine dei nostri!). Sempre nell’ottica della sopravvivenza della materia vivente – ovvero quella materia che sfida almeno temporaneamente l’entropia – l’assunzione di energia da fonti esterne (con l’alimentazione ad esempio) sembra inevitabile. Questo dovrebbe fare riflettere (magari facendoci concludere che la progettualità nell’evoluzione non esiste, ma per fortuna è <i>come se</i> ci fosse&#8230;). Certo, non avremo mai previsioni esatte (e nemmeno vaghe, a dire il vero); tuttavia alcune intuizioni sono “ovvie” anche per un processo cieco come l’evoluzione. Diciamo che sono passi obbligati per ottenere lo scopo della sopravvivenza. (Penso sia questo che renda gli algoritmi evolutivi tanto interessanti&#8230;)</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Galfy</title><link>http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-913</link> <dc:creator>Galfy</dc:creator> <pubDate>Tue, 11 Mar 2008 11:02:44 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.tommydavid.com/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-913</guid> <description>Il problema è che nell&#039;evoluzione non esiste una progettualità. L&#039;ottimo cioè non è aprioristico (ma nemmeno nell&#039;ingegneria &#039;tecnologica&#039; in fondo lo è: i conti a tavolino non sempre sono validi) ma indica soltanto il risultato migliore che si è ottenuto in quel dato ambiente e in quella data circostanza.
Scusate ma probabilmente non ben capito: Dennett ritiene che si possa prevedere l&#039;evoluzione oppure soltanto capire le sue &#039;intenzioni&#039;? Non credo sia la stessa cosa.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il problema è che nell&#8217;evoluzione non esiste una progettualità. L&#8217;ottimo cioè non è aprioristico (ma nemmeno nell&#8217;ingegneria &#8216;tecnologica&#8217; in fondo lo è: i conti a tavolino non sempre sono validi) ma indica soltanto il risultato migliore che si è ottenuto in quel dato ambiente e in quella data circostanza.<br
/> Scusate ma probabilmente non ben capito: Dennett ritiene che si possa prevedere l&#8217;evoluzione oppure soltanto capire le sue &#8216;intenzioni&#8217;? Non credo sia la stessa cosa.</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Oblomov</title><link>http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-912</link> <dc:creator>Oblomov</dc:creator> <pubDate>Tue, 11 Mar 2008 06:06:54 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.tommydavid.com/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-912</guid> <description>Resto assolutamente scettico nei confronti dell&#039;ottimalità del processo evolutivo (lo sono anche nei confronti dell&#039;ingegneria umana, anche considerando &#039;ottimo&#039; secondo la prospettiva Galfyana del meglio che si possa fare nel tempo e con le risorse disponibili), a meno di non &lt;i&gt;definire&lt;/i&gt; ottimo ciò che viene ottenuto; ma allora l&#039;ottimalità del processo evolutivo è tautologica, e non ci permette di &lt;i&gt;prevedere&lt;/i&gt; quale potrebbe essere il passo successivo (o qualunque altra cosa si stia analizzando con la prospettiva Dennettiana).</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Resto assolutamente scettico nei confronti dell&#8217;ottimalità del processo evolutivo (lo sono anche nei confronti dell&#8217;ingegneria umana, anche considerando &#8216;ottimo&#8217; secondo la prospettiva Galfyana del meglio che si possa fare nel tempo e con le risorse disponibili), a meno di non <i>definire</i> ottimo ciò che viene ottenuto; ma allora l&#8217;ottimalità del processo evolutivo è tautologica, e non ci permette di <i>prevedere</i> quale potrebbe essere il passo successivo (o qualunque altra cosa si stia analizzando con la prospettiva Dennettiana).</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Davide Tomasello</title><link>http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-911</link> <dc:creator>Davide Tomasello</dc:creator> <pubDate>Mon, 10 Mar 2008 16:40:50 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.tommydavid.com/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-911</guid> <description>Vorrei chiarire una cosa: &lt;b&gt;l&#039;ottimalità è sempre &lt;i&gt;relativa&lt;/i&gt; all&#039;ambiente&lt;/b&gt;. Non è un assoluto dato a priori. In quanto tale può assumere molteplici forme: non esiste la via migliore in assoluto in ambienti complessi come gli scenari del nostro mondo. (Nel caso di ambienti più semplici però è probabile che sia più semplice individuare un &lt;i&gt;optimum&lt;/i&gt; tra pochi...)
Del resto &lt;b&gt;la selezione naturale è un meccanismo che agisce &lt;i&gt;a posteriori&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, eliminando le forme meno adatte all&#039;ambiente. In quanto negativa lascia spazio a un certo ventaglio di mosse possibili, eliminando inesorabilmente le forme peggiori (in natura -- e in ingegneria -- non si dà spazio al &quot;relativamente peggio&quot;...).
Quanto alla similitudine con l&#039;ingegneria umana, la biologia non ha limiti di tempo e, nella prospettiva dei costi, può riutilizzare proficuamente prodotti di scarto (&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Stephen_Jay_Gould&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Gould&lt;/a&gt; parlerebbe di &lt;i&gt;exaptation&lt;/i&gt;: l&#039;esempio tipico sono le ossa della mandibola dei rettili primitivi trasformate -- e riadattate -- negli ossicini dell&#039;orecchio interno dei mammiferi).</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei chiarire una cosa: <b>l&#8217;ottimalità è sempre <i>relativa</i> all&#8217;ambiente</b>. Non è un assoluto dato a priori. In quanto tale può assumere molteplici forme: non esiste la via migliore in assoluto in ambienti complessi come gli scenari del nostro mondo. (Nel caso di ambienti più semplici però è probabile che sia più semplice individuare un <i>optimum</i> tra pochi&#8230;)<br
/> Del resto <b>la selezione naturale è un meccanismo che agisce <i>a posteriori</i></b>, eliminando le forme meno adatte all&#8217;ambiente. In quanto negativa lascia spazio a un certo ventaglio di mosse possibili, eliminando inesorabilmente le forme peggiori (in natura &#8212; e in ingegneria &#8212; non si dà spazio al &#8220;relativamente peggio&#8221;&#8230;).</p><p>Quanto alla similitudine con l&#8217;ingegneria umana, la biologia non ha limiti di tempo e, nella prospettiva dei costi, può riutilizzare proficuamente prodotti di scarto (<a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stephen_Jay_Gould" target="_blank" rel="nofollow">Gould</a> parlerebbe di <i>exaptation</i>: l&#8217;esempio tipico sono le ossa della mandibola dei rettili primitivi trasformate &#8212; e riadattate &#8212; negli ossicini dell&#8217;orecchio interno dei mammiferi).</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Oblomov</title><link>http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-910</link> <dc:creator>Oblomov</dc:creator> <pubDate>Mon, 10 Mar 2008 14:20:06 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.tommydavid.com/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-910</guid> <description>Eh, il problema del parlare di ottimalità o di &quot;tendenza al meglio&quot; è che cosa si intende per ottimale o di migliore. E a me sa tanto che in realtà lo si dichiara a posteriore.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Eh, il problema del parlare di ottimalità o di &#8220;tendenza al meglio&#8221; è che cosa si intende per ottimale o di migliore. E a me sa tanto che in realtà lo si dichiara a posteriore.</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Galfy</title><link>http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-909</link> <dc:creator>Galfy</dc:creator> <pubDate>Mon, 10 Mar 2008 13:59:31 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.tommydavid.com/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-909</guid> <description>Che coincidenza (mica tanto però)! un algoritmo (il Particle Filter) che ho usato nella mia tesi di laurea, che si è occupata della navigazione e localizzazione di un robot mobile, si basa proprio sul &#039;survival of the fittest&#039;: un concetto che oggi trova spazio in varie applicazioni ingegneristiche e scientifiche.
La definizione denettiana di &#039;biologia vuol dire ingegneria&#039; è per me largamente condivisibile anche se vorrei che fosse più chiaro il concetto di ottimalità (sicuramente Tommy nei tuoi interventi successivi ci spiegherai meglio): nel caso dell&#039;ingegneria l&#039;ottimo significa, in sostanza, avere il migliore prodotto per quel dato costo e per quel dato tempo (di produzione) e probabilmente anche nell&#039;ambito biologico questa definizione può essere ritenuta valida.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Che coincidenza (mica tanto però)! un algoritmo (il Particle Filter) che ho usato nella mia tesi di laurea, che si è occupata della navigazione e localizzazione di un robot mobile, si basa proprio sul &#8216;survival of the fittest&#8217;: un concetto che oggi trova spazio in varie applicazioni ingegneristiche e scientifiche.<br
/> La definizione denettiana di &#8216;biologia vuol dire ingegneria&#8217; è per me largamente condivisibile anche se vorrei che fosse più chiaro il concetto di ottimalità (sicuramente Tommy nei tuoi interventi successivi ci spiegherai meglio): nel caso dell&#8217;ingegneria l&#8217;ottimo significa, in sostanza, avere il migliore prodotto per quel dato costo e per quel dato tempo (di produzione) e probabilmente anche nell&#8217;ambito biologico questa definizione può essere ritenuta valida.</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Davide Tomasello</title><link>http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-908</link> <dc:creator>Davide Tomasello</dc:creator> <pubDate>Mon, 10 Mar 2008 12:37:57 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.tommydavid.com/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-908</guid> <description>No, macché Lamarck! &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Survival_of_the_fittest&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;&lt;i&gt;Survival of the fittest&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; è un&#039;espressione di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Herbert_Spencer&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Spencer&lt;/a&gt; che venne poi adottata dallo stesso Darwin nella sesta e ultima edizione dell&#039;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Origine_delle_specie&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;&lt;i&gt;Origine delle specie&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; (1872).
Lamarck teorizzava invece che le mutazioni acquisite in vita potessero essere ereditate (cosa che in realtà lo stesso Darwin non rigettò completamente, ma che oggi non viene accettata nel neodarwinismo).
&quot;Sopravvivenza del più adatto&quot; è solo un modo fenomenologico di descrivere il risultato (o meglio la tendenza) della selezione naturale. Almeno così pensano gli adattazionisti (ci sono anche evoluzionisti che insistono meno sulla perfettibilità che sui limiti alla stessa).</description> <content:encoded><![CDATA[<p>No, macché Lamarck! <a
href="http://en.wikipedia.org/wiki/Survival_of_the_fittest" target="_blank" rel="nofollow"><i>Survival of the fittest</i></a> è un&#8217;espressione di <a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Herbert_Spencer" target="_blank" rel="nofollow">Spencer</a> che venne poi adottata dallo stesso Darwin nella sesta e ultima edizione dell&#8217;<a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Origine_delle_specie" target="_blank" rel="nofollow"><i>Origine delle specie</i></a> (1872).<br
/> Lamarck teorizzava invece che le mutazioni acquisite in vita potessero essere ereditate (cosa che in realtà lo stesso Darwin non rigettò completamente, ma che oggi non viene accettata nel neodarwinismo).<br
/> &#8220;Sopravvivenza del più adatto&#8221; è solo un modo fenomenologico di descrivere il risultato (o meglio la tendenza) della selezione naturale. Almeno così pensano gli adattazionisti (ci sono anche evoluzionisti che insistono meno sulla perfettibilità che sui limiti alla stessa).</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: alex</title><link>http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-907</link> <dc:creator>alex</dc:creator> <pubDate>Mon, 10 Mar 2008 07:15:55 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.tommydavid.com/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-907</guid> <description>lamarck?</description> <content:encoded><![CDATA[<p>lamarck?</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: Davide Tomasello</title><link>http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-906</link> <dc:creator>Davide Tomasello</dc:creator> <pubDate>Mon, 10 Mar 2008 05:03:45 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.tommydavid.com/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-906</guid> <description>@Oblomov: effettivamente ho parlato dell’atteggiamento intenzionale senza però accennare agli altri “atteggiamenti” possibili per Dennett, quello fisico e quello progettuale. Premettiamo una cosa: tali atteggiamenti sono &lt;b&gt;strategie predittive&lt;/b&gt;. Si adottano esclusivamente per prevedere come si comporterà un ente.
L’&lt;i&gt;atteggiamento fisico&lt;/i&gt; è quello in cui, idealmente, consideriamo tutti i singoli atomi nelle loro interazioni. Può comprendere a vari livelli di riduzione, da quello più microscopico a quello macroscopico (Dennett non va troppo sul sottile, in questo caso: del resto il &lt;i&gt;demone di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Simon_Laplace&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Laplace&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; che tutto vede e prevede è ancora impossibile, dal punto di vista pratico). Ovviamente si tratta di una strategia predittiva complessa, applicabile a qualsiasi ente, precisa ma lenta (richiede infiniti calcoli, spesso impossibili quantomeno per mancanza di tempo).
A livello più alto, e intermedio tra il fisico e l’intenzionale, sta l’&lt;i&gt;atteggiamento progettuale&lt;/i&gt;. Si applica agli enti progettati dall’uomo... o da “Madre Natura” (quindi agli esseri biologici). Ci permette di trascurare molecole o cellule per concentrarci sulle strutture, su configurazioni più grandi. Ovviamente è applicabile solo se si ha qualche cognizione del progetto che sta dietro all’ente in questione.
Dennett ci propone di pensare ad un artefatto (tecnologico o biologico, poco conta). Il primo livello di analisi, quello fisico, è quello proprio dell’ingegneria – di chi lo ha progettato –; il secondo, progettuale, ha a che fare con l’&lt;i&gt;ingegneria inversa&lt;/i&gt; – decifrarne la funzione –; infine &lt;b&gt;con l’atteggiamento intenzionale si cerca di « capire &lt;i&gt;che cosa avevano in mente i progettisti&lt;/i&gt; »&lt;/b&gt; (Dennett 1995, p. 290). Un presupposto che difficilmente tralasceremmo è quello dell’&lt;i&gt;ottimalità&lt;/i&gt;. Questo si ricollega direttamente al neodarwinismo spiccatamente adattamentista (spiegherò meglio prossimamente cosa significhi...) di Dennett: si suppone sempre che un ingegnere progetti nel miglior modo possibile (dico bene, Galfy?). Bene: per Dennett &lt;b&gt;biologia vuol dire ingegneria&lt;/b&gt; (1995, cap. 8, pp. 234 sg.). In questo modo l’atteggiamento intenzionale diventa chiave di volta dell’evoluzionismo dennettiano.
È palese che tornando in campo psicologistico (che del resto è quello in cui inizialmente venne teorizzato)  l’atteggiamento intenzionale sembrerebbe non dirci granché. Eppure lo adottiamo quotidianamente, incessantemente: sarebbe bizzarro e impossibile tentare di prevedere il comportamento altrui tramite l’atteggiamento fisico o progettuale!
Filosoficamente parlando è da sottolineare la posizione &lt;i&gt;esternalista&lt;/i&gt; di Dennett sul mentale. Egli tende a non distinguere tra sistemi intenzionali che hanno “vere” credenze e sistemi che non ne sono dotati: a ben pensarci, cosa ci permetterebbe di distinguerli? (Solo oggi cominciamo a scrutare il cervello in azione. Ma anche questo non ci dice molto: mica analizzando i moti elettronici possiamo stabilire se un computer abbia reali stati mentali...) &lt;b&gt;L’attribuzione di intenzionalità viene dall’esterno&lt;/b&gt;: in ciò Dennett sembra non poco comportamentista – pur criticando per primo gli eccessi del comportamentismo, dato che « noi siamo veramente molto più complicati dei piccioni » (1995, p. 599)... Partendo da tali premesse Dennett approda a una visione “oggettiva” – o pretesa tale –  della coscienza: l’“eterofenomenologia”, ovvero una fenomenologia in terza persona (e dunque passibile di criteri scientifici di verificabilità e misurazione), sarebbe il modo corretto per svelare l’inconsistenza dell’hard problem dei qualia (le qualità soggettive della coscienza).
So di non avere risposto direttamente a tutti i tuoi interrogativi; purtroppo mi manca lo studio di un testo fondamentale del pensiero di Dennett (sto ancora aspettando che venga (ri)pubblicato &lt;a href=&quot;http://www.libreriauniversitaria.it/coscienza-spiegata-dennett-daniel-fazi/libro/9788881129133&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;&lt;i&gt;La coscienza spiegata&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; per comprendere meglio la sua teoria sulla coscienza). Del resto la mia tesi è focalizzata sull’evoluzionismo in Dennett, quindi per il momento posso permettermi il lusso di non approfondire la questione mentale.
@alex: penso di aver risposto indirettamente alla tua domanda quando sopra pongo l’esempio dell’analisi dell’artefatto: una combinazione dei tre atteggiamenti – unitamente a parecchia fantasia! – può permetterci di comprendere intenzioni (e dell’oggetto e del progettista) e azzardare previsioni, anche qualora tali intenzioni ci fossero oscure. Certo, avendo a che fare con altri esseri umani è più semplice (non a caso Dennett tirava in ballo il “modulo mentale” che ci permette di adottare l’atteggiamento intenzionale naturalmente...): il presupposto di razionalità negli altri uomini corrisponde, a ben vedere, alla credenza che essi agiscano sempre (più o meno) per massimizzare il proprio bene. Nei sistemi intenzionali in senso generico equivale a dire che tenderanno a funzionare nel miglior modo possibile. L’evoluzionismo è proprio questa &lt;b&gt;tendenza al meglio: la sopravvivenza del più adatto&lt;/b&gt;...</description> <content:encoded><![CDATA[<p>@Oblomov: effettivamente ho parlato dell’atteggiamento intenzionale senza però accennare agli altri “atteggiamenti” possibili per Dennett, quello fisico e quello progettuale. Premettiamo una cosa: tali atteggiamenti sono <b>strategie predittive</b>. Si adottano esclusivamente per prevedere come si comporterà un ente.</p><p>L’<i>atteggiamento fisico</i> è quello in cui, idealmente, consideriamo tutti i singoli atomi nelle loro interazioni. Può comprendere a vari livelli di riduzione, da quello più microscopico a quello macroscopico (Dennett non va troppo sul sottile, in questo caso: del resto il <i>demone di <a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Simon_Laplace" target="_blank" rel="nofollow">Laplace</a></i> che tutto vede e prevede è ancora impossibile, dal punto di vista pratico). Ovviamente si tratta di una strategia predittiva complessa, applicabile a qualsiasi ente, precisa ma lenta (richiede infiniti calcoli, spesso impossibili quantomeno per mancanza di tempo).<br
/> A livello più alto, e intermedio tra il fisico e l’intenzionale, sta l’<i>atteggiamento progettuale</i>. Si applica agli enti progettati dall’uomo&#8230; o da “Madre Natura” (quindi agli esseri biologici). Ci permette di trascurare molecole o cellule per concentrarci sulle strutture, su configurazioni più grandi. Ovviamente è applicabile solo se si ha qualche cognizione del progetto che sta dietro all’ente in questione.</p><p>Dennett ci propone di pensare ad un artefatto (tecnologico o biologico, poco conta). Il primo livello di analisi, quello fisico, è quello proprio dell’ingegneria – di chi lo ha progettato –; il secondo, progettuale, ha a che fare con l’<i>ingegneria inversa</i> – decifrarne la funzione –; infine <b>con l’atteggiamento intenzionale si cerca di « capire <i>che cosa avevano in mente i progettisti</i> »</b> (Dennett 1995, p. 290). Un presupposto che difficilmente tralasceremmo è quello dell’<i>ottimalità</i>. Questo si ricollega direttamente al neodarwinismo spiccatamente adattamentista (spiegherò meglio prossimamente cosa significhi&#8230;) di Dennett: si suppone sempre che un ingegnere progetti nel miglior modo possibile (dico bene, Galfy?). Bene: per Dennett <b>biologia vuol dire ingegneria</b> (1995, cap. 8, pp. 234 sg.). In questo modo l’atteggiamento intenzionale diventa chiave di volta dell’evoluzionismo dennettiano.<br
/> È palese che tornando in campo psicologistico (che del resto è quello in cui inizialmente venne teorizzato)  l’atteggiamento intenzionale sembrerebbe non dirci granché. Eppure lo adottiamo quotidianamente, incessantemente: sarebbe bizzarro e impossibile tentare di prevedere il comportamento altrui tramite l’atteggiamento fisico o progettuale!</p><p>Filosoficamente parlando è da sottolineare la posizione <i>esternalista</i> di Dennett sul mentale. Egli tende a non distinguere tra sistemi intenzionali che hanno “vere” credenze e sistemi che non ne sono dotati: a ben pensarci, cosa ci permetterebbe di distinguerli? (Solo oggi cominciamo a scrutare il cervello in azione. Ma anche questo non ci dice molto: mica analizzando i moti elettronici possiamo stabilire se un computer abbia reali stati mentali&#8230;) <b>L’attribuzione di intenzionalità viene dall’esterno</b>: in ciò Dennett sembra non poco comportamentista – pur criticando per primo gli eccessi del comportamentismo, dato che « noi siamo veramente molto più complicati dei piccioni » (1995, p. 599)&#8230; Partendo da tali premesse Dennett approda a una visione “oggettiva” – o pretesa tale –  della coscienza: l’“eterofenomenologia”, ovvero una fenomenologia in terza persona (e dunque passibile di criteri scientifici di verificabilità e misurazione), sarebbe il modo corretto per svelare l’inconsistenza dell’hard problem dei qualia (le qualità soggettive della coscienza).</p><p>So di non avere risposto direttamente a tutti i tuoi interrogativi; purtroppo mi manca lo studio di un testo fondamentale del pensiero di Dennett (sto ancora aspettando che venga (ri)pubblicato <a
href="http://www.libreriauniversitaria.it/coscienza-spiegata-dennett-daniel-fazi/libro/9788881129133" target="_blank" rel="nofollow"><i>La coscienza spiegata</i></a> per comprendere meglio la sua teoria sulla coscienza). Del resto la mia tesi è focalizzata sull’evoluzionismo in Dennett, quindi per il momento posso permettermi il lusso di non approfondire la questione mentale.</p><p>@alex: penso di aver risposto indirettamente alla tua domanda quando sopra pongo l’esempio dell’analisi dell’artefatto: una combinazione dei tre atteggiamenti – unitamente a parecchia fantasia! – può permetterci di comprendere intenzioni (e dell’oggetto e del progettista) e azzardare previsioni, anche qualora tali intenzioni ci fossero oscure. Certo, avendo a che fare con altri esseri umani è più semplice (non a caso Dennett tirava in ballo il “modulo mentale” che ci permette di adottare l’atteggiamento intenzionale naturalmente&#8230;): il presupposto di razionalità negli altri uomini corrisponde, a ben vedere, alla credenza che essi agiscano sempre (più o meno) per massimizzare il proprio bene. Nei sistemi intenzionali in senso generico equivale a dire che tenderanno a funzionare nel miglior modo possibile. L’evoluzionismo è proprio questa <b>tendenza al meglio: la sopravvivenza del più adatto</b>&#8230;</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>Di: alex</title><link>http://www.davidetomasello.it/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-905</link> <dc:creator>alex</dc:creator> <pubDate>Sun, 09 Mar 2008 13:03:08 +0000</pubDate> <guid
isPermaLink="false">http://www.tommydavid.com/2008/03/09/atteggiamento-intenzionale/#comment-905</guid> <description>si conosce l&#039;intenzione di altri agenti perché si ha esperienza di azioni passate dello stesso tipo di agenti? o anche con agenti mai conosciuti si può capire l&#039;intenzione? per analogia, immagino.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>si conosce l&#8217;intenzione di altri agenti perché si ha esperienza di azioni passate dello stesso tipo di agenti? o anche con agenti mai conosciuti si può capire l&#8217;intenzione? per analogia, immagino.</p> ]]></content:encoded> </item> </channel> </rss>
