Affastellare giudizi (politici e oltre)

La complessità e il parallelismo – la non linearità – di un pensiero vivo, ancora in ricerca di approdo, sono nemici dell’espressione scritta. Tanto più di quella di un blog che vuole essere letto e pretenderebbe pure di fare pensare. (Scrivessi aforismi sarei a posto.) Quest’evento che ha scosso l’Italia sta provocandomi un brainstorming che difficilmente riesco a imbrigliare. Mi accorgo che potrei scrivere decine di post, tutti diversi: quale conterrà il mio pensiero? Proviamo nondimeno un sunto. Respiro profondo… ecco. Poc’anzi ho parlato d’impulso e ha prevalso la mia anima anarchica, nonostante il titolo fascista. (Tutti noi abbiamo un piccolo fascista in noi.) [Per chi se lo fosse perso, dato che l'ho cancellato: Giovedì 24/01/08, 20:50 scrivevo: Me ne frego del Governo. No, vorrei dirlo. Non indulgo quasi mai a parlare di politica. Però, che Lei mi strattoni ad andare davanti alla tv a vedere Marini che annuncia il conto dei voti… Beh. Questo o quello, è come essere juventini piuttosto che milanisti. La mia vita non cambia nonostante tutto (lo pensavo una volta come antidoto alle malefatte berlusconiane che ancora non mi tangevano; lo ricomincio a pensare adesso che le omissioni di Prodi mi hanno toccato direttamente). Vado a bruciare la mia tessera da abbonato allo stadio elettorale, non si sa mai possa tornarmi la tentazione.] L’anima di chi è insofferente alle regole e alle leggi, e non accetta compromessi. Non per parlare ancora di casta, ma i recenti (ma anche quelli più antichi) fatti di Mastella danno il voltastomaco. Non puoi seriamente sentirti rappresentato da un governo che annovera simile gentaglia tra le sue fila. (Intendo Mastella l’illecito, non il traditore.) Per non parlare poi dei democristi, delle bigotte e dei guerrafondai: caspita, io volevo un governo di sinistra! E invece ho visto, in questi mesi, solo atteggiamenti in linea con quelli berlusconiani. Dei cambiamenti promessi, neanche l’ombra. Mi dicono: la legge elettorale li imbavagliava. Rispondo: le leggi a cui erano interessati sono passate. (L’indulto e i rifinanziamenti bellici non dovevano davvero essere fatti, e nemmeno proposti.) Mi dicono: se torna Berlusconi sono guai! E io lì a pensare: ma davvero quel tizio è il male assoluto? Abbiamo visto Franca Rame votare a favore delle guerre per “senso del dovere”, perché ottusi italianotti la fermavano per strada ad implorarle di non far cadere il traballante governo (posso solo in parte capirne lo stato d’animo travagliato leggendone la lettera di dimissioni: per fortuna per lei e per molti di noi è comunque tutto finito). Ci siamo ridotti al punto da ritenere la morte altrui – di sconosciuti lontani – di gran lunga preferibile a quello che meno della metà degli italiani considerano un male per l’Italia. Ecco: la Patria. Casa e famiglia dell’individuo. Una cosa che, se vuoi crescere, devi abbandonare: devi sbarazzartene. Non ho mai avuto valori patriottici né nazionalisti. (Nemmeno sociali, suppongo.) Nell’altro post partivo da me, dal mio privato, dalla mia soggettività per esprimere un giudizio sui governi. Che ne ho avuto di buono, dal potere? Nulla. Potevano cambiare la cosiddetta legge Biagi. Potevano risistemare, nel mio caso, le regole d’assunzione (a dire il vero ci stavano provando, ma senza determinazione e lasciandoci in un pauroso limbo che è peggio della certezza dello scatafascio). Niente. Io, come unità beneficiaria del bene dal potere, non funziono. Però poi penso a chi il bene l’ottiene per vie indirette eppur abusatissime. Penso alle raccomandazioni. Penso alla dignità, certo, ma penso pure che nella coerenza della mia visione soggettivistica non potrei rifiutare un beneficio. Non sto dicendo che mi farei raccomandare. Sto dicendo che capisco la logica di chi lo fa. Sto dicendo che tra il pane e l’ideale preferirei il primo. Dev’essere ciò che pensa anche chi ha già una poltrona. Ma forse giudicare un governo dal punto di vista moralistico non funziona a dovere. L’uomo è fallibile, l’uomo è cattivo, l’uomo è una merda. Non dovremmo usare troppa indulgenza, ma nemmeno scandalizzarci. Soprattutto non dovremmo star fermi. Eppure tra il tetro rischio e la comodità inquieta preferiamo quest’ultima. Non ho firmato petizioni online: un click non cambia la vita né a me né ai siciliani né a Cuffaro, tuttavia mette la mia coscienza a posto (“tutto quel che potevo fare l’ho fatto”). Rivoluzione? Si scatenerebbe un’anima non legittimata né legittimabile. Manca l’idea certa del bene (senza quella l’azione è cattiva, è immorale): c’è solo la vaga intuizione del male (ma solo perché siamo sfigati, come ho detto sopra, e dimenticati dai forti). Torniamo allora alla dimensione nazionale. Diciamo il bene dei più. I più dicono di rivolere Berlusconi. Ma l’opinione non è il bene. Io penso che una cosa buona che ha fatto Prodi sia stata il risanamento dei conti. Poi penso che le tasse sono odiose e spesso inique. I servizi scarsi. Il circolo vizioso irresolubile. (Do ut des, ma chi deve dare per primo?) I politici esentati e ricchi, tranquilli e immersi nell’illecito. Non se ne può uscire fuori. Non a parità di condizioni – di persone, di tempi, di luoghi. Si potevano risanare i conti in altre maniere. Chiedo l’impossibile? Chiedo dati sui quali giudicare. Non sono nemmeno certo che i “debiti pubblici” siano a posto. Non riesco a giudicare. Non posso giudicare. Non so chi sentire, chi seguire. Non devo seguire nessuno. Il compromesso. Abbiamo chi ci meritiamo. Se la maggioranza degli italiani è cattolica è bene che il paese sia guidato da cattolici. Centrismo. Chiedo un terzo polo moderato, che è pur meglio di avere il nano anomalo. Veltroni, già: chi lo voterebbe? Compromesso storico. Non posso vivere se non tutti (non) la pensano come me. Voto unica arma. Stiletto unica vera arma. Delirio. Torno a pensare al mio orticello. Mi interesso del sociale. Della politica. Giudico. Chi sono per giudicare? Volgarità. Come se noi ne fossimo esenti. Uomo. Miliardi di sfaccettature. Un solo movente. Tu sei feccia. Io sono leggenda. Sono come sono. Sono uomo. Voglio cose da uomo. Danaro. Sesso. Benessere. Volevano la salute. Non tutti ce l’hanno come destino. La casa è un diritto. Il futuro è un dovere. Che cazzo dico. Mi guidano pazzo. Brandelli di tv. Coppola dello zio Totò. Totò che disse ME NE FOTTO! Più veloci di aquile i miei sogni.

Bosch - Cristo portacroce

Domani ricomincio a imbrattare con la stilo.

Post simili:
Questa voce è stata pubblicata in www.davidetomasello.it e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

8 risposte a Affastellare giudizi (politici e oltre)

  1. Giofilo scrive:

    Il climax finale è fantastico! Ma la caduta del governo vi fa diventare tutti poeti?

  2. Sillogismo poco poetico:
    P) La caduta del governo ci fa diventare tutti matti.
    p) Tutti i matti sono poeti.
    C) La caduta del governo ci fa diventare tutti poeti.
    E direi che di poeti ieri, nel Parlamento e attorno, ne abbiamo visti parecchi. ;-)

  3. Triad scrive:

    Condivido in parte il tuo pensiero; di più la tua amarezza. Ancor di più la tua confusione: con i media comprati da non sai più chi, che fai? Non puoi giudicare, è proprio vero. Farsi un’idea diventa un dono prezioso. Secondo me votare ha perso il suo senso democratico. E non sto parlando di democrazia, dacché la penso come disse CB (ne ho parlato…).
    A presto.

  4. Il problema è non sapersi rassegnare al fatto di non contare più nemmeno un voto, avendo perso anche quell’unico quarantamilionesimo di libertà limitata e decisione costretta…

  5. Sono in debito con il prof. Biuso e la misurata essenzialità del suo intervento per l’immagine che ho appena aggiunto. Noi come rassegnati poveri cristi?

  6. Biuso scrive:

    Con l’immagine e la metafora dei “poveri cristi” che siamo, rispetto alla balorda arroganza dei rappresentatnti del popolo, lei ha completato il mio testo.
    Essenziale è, comunque, non dimenticare quanto i Greci sostenevano e praticavano: “pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà” (J. Burckhardt).

  7. Miryam scrive:

    Caro Davide, il vero problema sta nell’inedia dei più.
    Non abbiamo più il coraggio di far rivoluzione, che ne pensi?
    La maestra storia mi insegna che esiste una forza che viene dal basso.
    E qsta poche volte è attiva, nelle società di ogni tempo.
    Allo stato attuale è sprofondata in un indeterminato letargo…
    Bastardi uomini di potere…

  8. Cara Miryam, il problema sta più nell’accidia che nell’inedia (ho spesso usato intercambiabilmente i termini anch’io, ma mi sa che non è molto corretto). Si morisse davvero di fame, ci si smuoverebbe davvero. Non trovi?
    La penso anch’io in gran parte come te, ma mi chiedo fino a che punto la “forza che viene dal basso” sia autodiretta e quanto invece possa essere utile (o lecito) che sia eterodiretta. Ne scriverò presto, molto presto…

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.