Mentre il popolo, laggiù e là fuori, si affanna e si dimena per le ultime epifanie televisive dei due candidati, io mi ritiro qui a stendere alcune delle considerazioni politiche che sono andato maturando in questi ultimi giorni, settimane, mesi. Innanzitutto mi sembra doveroso premettere, almeno a grandi linee, quale sia la mia attuale visione politica. In due parole: è quella di chi dal qualunquismo è andato passando all’anarchismo, con una breve parentesi di simpatia per il comunismo (quello umanitario, intendiamoci). Un’ottica del genere ovviamente è irreparabilmente scettica, quando non contraria, riguardo all’esercizio del diritto/dovere del voto, non senza delle forti ragioni: il forte sospetto che non è con la chiamata quinquennale alle urne che si espleta la democrazia (e ancor meno il diritto del cittadino ad un buon governo, qualora il termine democrazia suonasse, com’è giusto, troppo inflazionato e vuoto d’ogni significato, e anzi addirittura umiliante per un convinto anarchico); la convinzione che la personalità della minoranza dei politici e il loro orientamento non siano poi così determinanti per le sorti della maggioranza della gente del paese; la constatazione che probabilmente non sono tanto i governanti ad essere cattivi, quanto il governo stesso (specialmente in certe sue forme incarnate e mansioni svolte) ad essere un male. Ma qui diverrei estremo tanto quanto confuso (sto ancora meditando sui temi più profondi e radicali dell’anarchia, che palesemente non mi convince e soddisfa appieno non meno della democrazia). Insomma, per farla breve, non avevo quasi alcuna intenzione di andare a votare, né tanto meno ne sono entusiasta adesso che la decisione sembra presa. A spingermi al voto sono un paio di considerazioni che si diramano dalla convinzione che una profonda e reale crisi stia attraversando l’Italia. Ma non è un tangibile miracolo economico quello che sogno, né mi prospetto un profondo mutamento del sistema: no, ciò non avverrà comunque, né con la destra né con la sinistra. È piuttosto lo scandalo di aver avuto al governo un uomo furbo e volgare, infame e opportunista, delinquente e corrotto oltremodo, ciò che mi conduce alle urne.

Se mi si accusa di odio o addirittura di diffamazione contro il sig. S. B., risponderò brevemente con poche considerazioni che rischiarino la sua grande eccezionalità (nel senso di ‘profonda diversità’) rispetto a qualunque altro uomo politico. Quella dei numerosi processi che pesano sulle spalle di costui, anzitutto. Mi sembra una motivazione assai forte. Ok, la presunzione d’innocenza, diranno: purtroppo io sono per il principio di cautela: perché fidarmi di un uomo, se non colpevole (come sembra palese), almeno sospettabile e sospettato (sinonimo di ‘indagato’, converrete)? (Che poi, tutti sanno delle sue fittizie assoluzioni: infiniti rinvii a giudizio con cadute in prescrizioni, o sopraggiunte impunibilità grazie ad autoindotti mutamenti di legislazione. Insomma, l’innocenza di costui si fa sempre più distante.) Poi, quella dell’avversione per un capo di governo con pesanti conflitti d’interessi. E qui non intendo solo la solita faccenda delle reti televisive (per quanto abbia trascorso questi giorni leggendo Il mondo nuovo di Huxley e rileggendo 1984 di Orwell – e ho detto tutto), no: intendo anzitutto il potere in mano ad un grande imprenditore, praticamente il più grande del paese, con forti e prepotenti interessi privati (checché possa dirne lui, che farfuglia del bene dell’Italia o qualcosa di simile, e a dispetto di quanto sostengono i meno accorti dei suoi elettori: «avrà fatto leggi per lui, ma anche per noi»: bah): interessi che facilmente interferiranno con quelli pubblici. Insomma, un enorme e straricco imprenditore non mi sembra un corretto ed equo rappresentante del popolo italiano in quanto da questo ne è assai distante: non incarna né può comprendere il cittadino medio (meno ancora quello debole e svilito); e non si lasci millantare il copioso e onnipresente parvenu che dalla feccia del proletariato tenta di accedere al “ceto medio” – borghesia come categoria anzitutto esteriore? – anche grazie al sentirsi appellato anch’egli imprenditore, per quanto ‘piccolo’: non lo è: è e rimane soltanto un ricottaro o il proprietario di un negozietto o il gestore di un agriturismo, se gli va troppo bene. Ultimo motivo (in realtà ce ne sarebbero a bizzeffe, ma mi limito a questi tre, significativi ed emblematici e suppongo comprensivi di tutti gli altri), la palese e smaccata volgarità di quest’uomo. [N.B.: quando scrivevo ciò, il nostro adorato premier non aveva ancora dato dei coglioni alla buona metà di italiani che non intendono votarlo. Con questa estrema esternazione, la mia tesi diventa palese e luminosa a tutti.] S’intenda, non credo nel politico “di professione”: non ne vedo, e non so se credere che ne esistettero in passato (e poi, cosa dovrebbe essere un siffatto uomo? Accetterei platonicamente soltanto un filosofo…); e qualora esistessero, non sono certo che riuscirebbero a svolgere gl’interessi del paese meglio del più becero e anonimo rappresentante della gran massa. Tuttavia non posso affatto tollerare che una delle persone più abiette e narcisiste che esistano (le due cose vanno spesso a fianco, e delineano esattamente il tipo dell’uomo ignorante e triviale), arrogante e mentitore, falso e sorridente, salga al potere, e per di più col voto di gente che lo definisce perlomeno simpatico: caspita, non si può mettere lassù un tizio del genere, palesemente privo di virtù politiche positive ma non di quelle negative, brevemente e in modo incompleto ricordate sopra – per quanto in questo e solamente in ciò incarni la grettezza dell’italiano medio, facile vittima di millanterie d’ogni tipo.

Bene: detto questo, mi pare palese che non voterò per la coalizione di centro-destra (la Casa delle Libertà, come si sono simpaticamente definiti qualche anno fa), così come mi sembra ovvio che vado a votare soltanto poiché ravviso in ciò l’unico, umile mezzo a mia (nostra) disposizione che si approssima alla sacrosanta volontà di togliere dal mezzo (dal mezzo degli altri ministri, intendiamoci: ché con un voto democratico al massimo riusciremo ad ottenere quello, cerchiamo di esserne consapevoli) l’uomo di cui sopra ho tessuto le lodi.

Resta però aperto un problema anche più grande. Orbene, la legge elettorale è (l’ha) cambiata. Non scendo nei dettagli tecnici, a me stesso sconosciuti in gran parte, ma almeno una cosa mi sembra palese. Cinque anni fa, quando fresco neomaggiorenne andai per la prima volta alle urne, mi diedero due schede, lo ricordo bene. Una per esprimere la preferenza per uno dei due candidati presidenti del consiglio – e se non erro, erano ben scritti anche i loro cognomi: RUTELLI da un lato, BERLUSCONI dall’altro: non come adesso che il cognome è stato scritto su ogni simbolo di ciascun partito, apparendo magicamente e insinuandosi e anzi sovrastando il vecchio caro simbolo che poteva essere uno scudo crociato, una fiamma tricolore o anche una torre con campanile o un gabbiano in volo (o cosa diavolo sono, insomma, quegli scarabbocchi tutti nuovi di certi partiti del centrosinistra!). Un’altra scheda serviva invece a dare il voto a un partito i cui rappresentanti inviare alla camera dei deputati. Insomma, si poteva scegliere uno dei due candidati per i motivi più vari (spesso totalmente irrazionali: simpatia per uno ovvero antipatia per l’altro…) e poi votare un partito dell’altra sponda (“coalizione” mi sembra termine più recente). Adesso no. Adesso si ha solo quest’ultima scheda (per chi è appena più vecchio di me, anche un’altra per il voto al senato). Insomma, la preferenza al partito che voti al Parlamento è determinante per la scelta del “premier” (anche questo termine recente). Ciò può significare che nel mio menefreghismo, guidato dal desiderio di non patire per altri cinque anni il medesimo uscente (spero per sempre) rappresentante dell’Italia, potrei apporre un segno su una qualsiasi delle caselle che stanno sul lato sinistro della scheda rosa. Ma è davvero così semplice? (…continua?)
Sul fatto che il nuovo governo, qualunque esso sia, non riuscirà nel nuovo miracolo italiano è certo.
Però è pur vero che alcune proposte molto interessanti da “sinistra” arrivano, nonostante cose poco chiare o malposte nel programma elettorale.
Tanto la sinistra italiana di “coglioni” è fatta e di coglioni resterà.
Però questa volta li vedo molto motivati e decisi (e spero poco litigiosi), “professore” innanzi tutti.
Spero che quello che ha detto nel primo dei due famosi “scontri” sia vero, e cioé che dopo essere stato già capo del governo e della commissione europea potrebbe non avere altri obbiettivi nella sua carriera politica.
Per fortuna non ha usato il termine “scendere in campo” per il bene dell’Italia, ma il concetto era quello, e cioè andare a capo del governo da persona del tutto disinteressata ad altri scopi.
Questo un pò mi ha dato fiducia in lui, anche non essendo proprio della sua idea politica, riferito al partito politico.
E poi insomma, basta. Il fegato è giunto al termine.
Se ogni volta che accendo la tv o leggo un giornale devo rovinarmi il fegato d’odio verso una persona cosi viscida e disgustosa(tutti gli altri aggettivi a lui adattabili li hai già usati te) come il nostro attuale premier, mi scolo 10 litri di birra al giorno.
Almeno posso vedere una realtà molto più piacevole…
Troppa fiducia, troppa speranza (sappiamo entrambi benissimo a chi darebbe la colpa dei propri venturi fallimenti un eventuale governo di centrosinistra…). Ribadisco che il mio – e suppongo quello di tanti altri coglioni – è unicamente un voto di disperazione (o di sublimazione di pulsioni omicide, se preferisci).
ciao tommy come vedi la pattuglia radical-socialista a biancavilla esiste ….. ora e il momento di vedere chi siamo e che cosa vogliamo fare da grandi.
ti lascio la mail per contatti
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