Ricordi ribelli

Ho riletto in un pomeriggio Contro il Sessantotto. Giusto un anno fa lo leggevo per la prima volta – anziché rettamente studiare la tremenda Pedagogia Generale, materia che m’ha fatto penare come nessun’altra –; proprio il 30 giugno dello scorso anno, la prima ‘cyberserata’. Ecco tre termini del discorso, tutti complessi: un libro, un evento, un anno. Sbocconcellerò da questa triade, per i sottostanti appunti.


Notevole episodio, quella serata, degno d’essere rimembrato nella migliore aneddotica. Dopo il concerto di John Zorn si va a cenare al Nievski, noto locale catanese dalle palesi ‘attitudini’ (il nome è tutto un programma. Ah, no? OK: diciamo che è “filosovietico”…). Per i ragazzi della scalinata Alessi è ormai ora di bere e canniarsi a ritmo di djambé o come caspita si scrive.


Ordiniamo. Una, due volte: la caprese è finita; quello sformato è esaurito; il gateau niente da fare; niente più riso. Soprattutto non c’è traccia di riso nel volto della servetta del locale, tizia piccola e grama, grembiale misero e capelli raccolti in rete, faccia consumata da notti insonni e forse da qualche buco o qualche frustata. Continua, meschina, a far la spola tra il nostro tavolo e le cucine, tanto che non capisci se è una cameriera o un’aiuto-cuoca: probabilmente entrambe. Il nostro disappunto cresce: NON C’È UN CAZZO DA MANGIARE IN QUESTO LOCALE? avrò sussurrato nell’orecchio di qualche compagno di banchetto. La sguattera torna sempre più contrita e mortificata ad annunciarci, con aria sinceramente spiacente, che NON POSSO… NON C’È, IL PADRONE e piagnistei simili. Se non erro le scappa mezza verità – tipo che il proprietario del locale aveva ordinato di mettere del cibo (QUEL cibo che tentavamo di ordinare) da parte. FORSE CE NE SONO DUE PORZIONI, FORSE NE ESCONO TRE, PAZIENTATE, e di pendolata in pendolata uscivano mezze verità e mezze porzioni. All’ennesimo stentato diniego adducendo come semidiscolpa il padrone, Biuso le fa: «Ma insomma, questo padrone è un fascista!». Non si tenne. Non si tenne. MACCHÈ FASCISTA, È UN COMUNISTA DI MERDA! fu la risposta stizzita che ottenemmo dalla minuta proletaria.


Appena cento paginette, eppure densissimo. Di concetti, di idee, di invettive, di critiche. Affermazioni lapidarie, citazioni erudite, smentite clamorose. Lo stile è paratattico, incalzante. Conoscendo il prof molte idee là gettate si disvelano nella più grande chiarezza ed efficacia, nuovi spunti si affacciano alla già articolata riflessione. L’idiosincrasia per l’utopia, per il bene supremo e ultimo, per le mete prefissate, per Rousseau, per le antropologie mitiche, per l’ignoranza, per la volgarità. Per il ’68, con le sue immature e autoritarie pretese di uguaglianza che sconfina nell’omologazione, nell’appiattimento culturale, nel conformismo sociale. La carne al fuoco è tanta, troppa. Il pregiudizio di leggere di un tale che butta fango sugli amati anni Sessanta e Settanta (ma anche Ottanta, Novanta, Cento…), dei quali forse non sappiamo abbastanza ma abbiamo un’idea tutta romantica di rivoluzione, di grido per la giustizia, di musica, di sovversione, di ricerca per nuovi stili di vita, nuovi valori, nuove libertà; dicevo, il pregiudizio può essere forte, può essere un ostacolo alla lettura del saggio. Ma i brandelli di verità portati in superficie pagina dopo pagina risultano anche più sgradevoli. Vi risparmio la conclusione: sarà una sorpresa, o forse un’amara conferma.


Corre in cucina, forse a rimediare qualche portata diventata nel frattempo disponibile, poi torna di gran lena, stravolta, scusandosi confusamente e implorandoci sottovoce di non far parola di quel che aveva detto. Si sa: anche i comunisti, i padroni comunisti, sono permalosi, e anche loro conoscono bene la possibilità del licenziamento. Che non sempre è toglier di mezzo i peggiori: spesso è far piazza pulita dei nemici, dei non allineati, di chi non la pensa come loro. Quando c’è di mezzo un’ideologia e possibilmente delle grandi masse dietro (o meglio sotto) di essa, anche questo è possibile; anzi, spesso diviene la norma.

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3 risposte a Ricordi ribelli

  1. Testa altrove! Mai, mai sia!

    (P.S.: il prof non perdonerà mai ai comunisti, giustamente, taaante altre cose. Leggi, leggi il libro… ;-) )

  2. alice scrive:

    Il libro devo assolutamente leggerlo, in questo momento più che mai. E la serata me la ricordo, ma avevo la testa altrove, i particolari mi erano sfuggiti, ricordavo solo la cameriera che disse “comunista di merda” e il prof dopo aggiunse: “io non perdonerò mai ai comunisti di aver massacrato gli anarchici!” e lì s’ incazzo il fu fidanzato di hooverine :-D

  3. alice scrive:

    uhmmm… di questi tempi credo che mi servirà proprio…

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